La rubrica della domenica di Pier Franco Quaglieni

in Cosa succede in città
Renzi chiama  maestro Chiamparino – Giornalisti – Vittorio Emanuele III  – Lettere
Renzi chiama  maestro Chiamparino
L’esordio torinese di Renzi appare ambiguo ed assai poco convincente. Tra una sala del “Principi di Piemonte “  per i vip e il teatro dei ragazzi per i fans . Certo non location per i grandi numeri. Le convention al Lingotto sono un pallido ricordo.Evelina Christillin, regina del protagonismo subalpino, ad esempio, si è ben guardata dall’esporsi. Le sarà sicuramente  costato parecchio stare a casa, almeno questa volta. Lei ambirebbe a farsi candidare sindaco, anzi sindaca, pensando di essere molto popolare. L’uomo che ha voluto al governo Pd e 5 stelle, sostiene che a Torino sarà contro  tale alleanza. Con quale coerenza e credibilità  non si sa. Ma soprattutto inquieta la corte torinese raccolta attorno a Renzi.
Se Fregolent e Marino sono due degne persone, le madamine, le industrialotte ed altri personaggi non sono proprio un segno di rinnovamento positivo, ma sono il simbolo di quel sistema Torino creato dal Pd e  che i 5 Stelle volevano abbattere,ma alla fine si sono arresi, ancor prima di combatterlo. Davvero  Incredibile,immotivato  e persino indecente l’elogio servile  di Renzi a Chiamparino definito  niente di meno che un maestro. “Italia Viva” parte molto male, come espressione di una “Torino morta”, vecchia, imbolsita che non può attrarre nessuno. Non è un fatto casuale che nessun uomo o donna di cultura fosse presente,malgrado Renzi abbia dimostrato sempre,almeno a parole,  attenzione verso la cultura. In compenso c’era il moderato Portas, uomo pronto ad ogni alleanza possibile ,come ha dimostrato insieme ai suoi variegati  sostenitori che provengono dal trasformismo più sfacciato, gente che è passata in più partiti ,cambiando tessera come la camicia che il vecchio Spadolini chiamava mutanda.
Giornalisti
Gad Lerner a Cuneo dà lezioni di giornalismo indicando ad esempio Giorgio Bocca che lo raccomandò facendolo entrare all’”Espresso”, come ha detto vantandosi, il giornalista più fazioso ancora oggi in circolazione. Lerner dice anche che Bocca ammirava “Lotta Continua”,  che  vedeva in essa dei giovani simili a quelli di” Giustizia e libertà” durante la Resistenza . Un parallelo assurdo volto a legittimare la violenza bruta che portò, tra l’altro, all’omicidio del commissario Calabresi. Per Lerner la militanza è il requisito del giornalista, un elemento che è l’esatto opposto del dovere di informare secondo verità e non secondo pregiudizi ideologici . Il militante non può avere il distacco necessario per informare con equità il lettore. Uno dei motivi della crisi dei giornali che non vendono più, è  proprio la scarsa cura nel dare un’informazione corretta e completa invece di una settaria ed approssimativa . Sempre a Cuneo il fiancheggiatore del Pci, se non suo vero e proprio militante quand’era alla “Gazzetta del popolo”, Ezio Mauro ha pontificato sul Muro di Berlino, lui che non sentì mai come un problema i regimi comunisti e i suoi sostenitori italiani. Davvero strani questi ex comunisti a trent’anni dalla Caduta del Muro che vogliono farci comprendere com’era brutta una Berlino tagliata a metà e su questo in ritardo di trent’anni ci scrivono anche un libro.
Su un altro versante, appare patetico sul “Corriere della Sera” Gian Paolo Pansa che gratta il fondo del barile con sbiaditi ricordi giornalistici per continuare a scrivere cose banali che non hanno nulla a che vedere con il Pansa che abbiano conosciuto. Forse Pansa dovrebbe ritirarsi e non guastare l’immagine del grande giornalista che fu, con pezzulli scritti male e privi di interesse perché riguardano  fatti ultra risaputi . E’ triste leggere il declino di un grande giornalista proprio sulle pagine di quello che fu il più importante giornale italiano dove oggi la posta dei lettori, invece che a Montanelli, è affidata a Cazzullo. Anche questo è un segno dei tempi.
Vittorio Emanuele III 
Domenica scorsa ho tenuto allo storico circolo Rex di Roma una conferenza su Vittorio Emanuele III a 150 dalla nascita . Un tentativo di riflessione storica che mi sembra sia stato apprezzato dal pubblico.Un discorso volto a non fare sconti e a non criminalizzare nessuno,ripercorrendo oltre 50 anni di storia italiana . Prima di me si era cimentata sull’argomento la solita banda dei cuneesi sostenitori del ramo Savoia – Aosta ,che a Mondovì fecero un convegno inverosimile che ha visto partecipare, insieme ai soliti della banda, il novantenne socialista, ex ministro comunista, Nerio Nesi. Incredibile,ma vero.Una scorribanda pseudo – storica davvero singolare, definita “ convegno scientifico”  dai promotori. Ieri a Vicoforte ,nel Santuario che accoglie il terzo Re d’ Italia, si sono dati appuntamento le Guardie d’onore alle tombe reali del Pantheon che hanno voluto, con la solita Messa di suffragio, celebrare il Re Soldato. E’ intervenuto il principe Emanuele Filiberto reduce da un infortunio televisivo di non poco conto. Ma era previsto incredibilment, ,insieme al bravo Francesco Perfetti, erede di Renzo De Felice, anche il filosofo, si fa per dire, Diego Fusaro che proprio c’entra come i cavoli a merenda o può invece dare il segno di una deriva sovranista impressa ad un Istituto che per la sua natura giudica non potrebbe fare politica. Il tutto è stato arricchito da un bel pranzo o, meglio, rancio tra vecchi commilitoni. Vittorio Emanuele III, la cui salma venne traslata in modo frettoloso e  assai discutibile  nel  Santuario di Vicoforte due anni fa, avrebbe meritato qualcosa di diverso e di meno pasticciato. Era un uomo colto e riservato, non amava la retorica . E’ stato ricordato nei modi più lontani dal suo stile. In ogni caso andava visto anche nelle sue ombre perché gli errori nei confronti del fascismo non possono essere sottaciuti. Domenico Fisichella che ha assistito alla mia conferenza ,ha convenuto con me sulla necessità di storicizzare senza ricorrere ai servi encomi o ai codardi oltraggi.
Lettere     scrivere a quaglieni@gmail.com
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Venezia e il Mose
Come pensa del disastro di Venezia allagata e del Mose  non terminato? Insieme all’acciaieria di Taranto e’ l’emblema di un paese al tracollo.       Bianca Molinari
Troppa politica ha intrallazzato sul Mose rimasto incompiuto e ci sono politici che andrebbero messi in galera senza tanti complimenti. Dei ladri matricolati. Il disastro di Venezia ha radici lontane e gli stessi veneziani non sono senza colpe. Hanno voluto Venezia scrigno di arte e di storia invasa dai turisti,  hanno voluto Marghera e le grandi navi nel Canale della Giudecca: sono cose incompatibili . La laguna e’ stata ed è violentata ogni giorno impunemente da stupratori seriali . Questo è il dramma di Venezia . Poi le responsabilità romane sono immense. Hanno pasticciato e hanno speculato in modo indegno. Un unicum come Venezia andava rispettato e invece noi italiani abbiamo fatto di tutto per distruggere Venezia. La natura in questi giorni si è scatenata come nel 1966,ma noi non abbiamo colto la lezione e ci siamo  trovati impreparati come i gonzi che ad Alassio dopo la mareggiata distruttiva dello scorso anno non hanno fatto nulla per proteggere la  loro spiaggia .
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Il processo di Palermo
Cosa pensa di Berlusconi che si avvale della facoltà di non rispondere a Palermo al processo Dell’Utri ? Io lo ritengo un gravissimo errore politico. Non lo voterò più.   Maria Cosmo
Io credo che Berlusconi sia processato per imputazioni poco credibili come il mancato attentato a Costanzo . Che ci sia un’ostinazione contro di lui appare evidente ed è umanamente comprensibile che voglia tutelarsi non rispondendo . E’ un suo diritto. Ma sicuramente un uomo pubblico, un parlamentare, un ex presidente del Consiglio non è un privato cittadino e quindi avrebbe dovuto sentire il dovere morale e politico di non sottrarsi alla testimonianza su un tema tanto delicato come la mafia sul quale non si può apparire ambigui. Questo sarebbe il dovere di un uomo pubblico.