La rubrica della domenica di Pier Franco Quaglieni

in Cosa succede in città
L’Italia non c’ è più – Piazzetta Antonicelli – Fini un esempio? – Lettere
L’Italia non c’ è più
l’Ilva di Taranto e’ la metafora del disfacimento italiano, di  una classe politica incapace, levantina, africana, avrebbe detto Giaime Pintor. Non si salva più nessuno. Sono donnette e ometti pieni di boria e di incapacità a cui e ‘ stato dato improvvidamente il destino di governare il Paese. Non a caso,anche se in ritardo, il presidente della Repubblica si sta rendendo conto in che mani ha affidato l’Italia . Questa non è più una democrazia, i furbi disonesti prevalgono, gli incapaci, gli ignoranti, gli immeritevoli prevalgono uccidendo il Paese. Occorre liberarci di questa gente  “selvaggia e matta “.
Anche i partiti di opposizione sono capitanati da vecchi ormai non più in condizioni  di fare qualcosa di significativo e di coerente, o da giovani donne e quarantenni impreparati che possono solo parlare alla pancia della gente, suscitandone le reazioni peggiori. La crisi dell’Ilva dimostra il vuoto politico e intellettuale di un’intera classe dirigente da Calenda all’incredibile governatore Emiliano. E’  gente che va spazzata via. Una volta per sempre. L’Italia con loro non potrà risorgere.
Piazzetta Antonicelli  
A dimostrare che il Polo del 900 fosse un arsenale della sinistra unita, addirittura arriva anche la creazione di una piazzetta ( forse avrebbero voluto una grande piazza )  intitolata a Franco Antonicelli, senatore della Sinistra pseudo – indipendente  eletto con i voti del Pci nel 1968 e nel 1972. Di remotissime origini liberali che rinnegò per il comunismo, come previde Croce in una sua lettera, è  l’esempio del radical-chic che giunse persino a fiancheggiare Lotta Continua . Un uomo ambizioso, vuoto, disposto a rinnegare gli ideali della giovinezza. Creò quell’  Unione culturale fucina del peggiore sinistrismo filocomunista, che sopravvive per il soccorso rosso del Polo del 900, il quale dedicherà parecchie messe cantate ad Antonicelli, rivelando uno spirito celebrativo ed acritico che non ha nulla di storico. Consiglieremmo ai celebratori di Antonicelli di leggere il diario di Coda Zabet che lo conobbe bene e da vicino. Da quel diario emerge anche che il raffinato intellettuale  che amava Gozzano, avrebbe picchiato la moglie, figlia del noto notaio  alto borghese Annibale Germano, che dovette separarsi dal marito per tornare ad una vita normale . Conobbi Renata Antonicelli negli anni 80 del secolo scorso, abitava in un residence di corso Massimo d’Azeglio a Torino. Si lasciò andare con me  a confidenze che mi hanno fatto scadere totalmente quello che ancora oggi vogliono farci passare per l’erede di Gobetti. Prima o poi ne scriverò e potrei anche aggiungere cosa mi disse di questo Gaga’ della sinistra-chic Alda Croce che umanamente lo considerava pochissimo. Io lo incontrai due o tre volte e ne ebbi un’idea  quasi totalmente negativa.  Mi sembrava un  vecchio attore  in disarmo che recitasse una parte in modo neppure convincente. Proprio nel 1969 al Colle del Lys, invece di ricordare la Resistenza, fece l’apologia della contestazione  violenta e di Lotta continua. Fu penoso ascoltare questo vecchio ormai imbolsito ripetere litanie consunte mescolate a a slogan sessantottini deliranti malgrado fosse un uomo di quasi settant’anni. Tra il resto, tradì  anche Torino, lasciando la sua biblioteca ai portuali di Livorno, quasi  un covo sovversivo negli anni più violenti, un covo di fanatici del Pci che ridusse la città ad un gulag .
Fini un esempio?
Goffredo Buccini ha scritto ieri un  editoriale sul “Corriere della Sera “ davvero sorprendente. Una scorribanda pseudo-storica sulla destra, partendo dall’Aventino  per giungere all’oggi. Secondo Buccini, sarebbe addirittura colpa del Risorgimento se in Italia non abbiamo una destra non impregnata di nostalgie fasciste, mentre in realtà il fascismo fu l’antiRisorgimento. La destra italiana prima del fascismo non fu affatto anticipatrice di Mussolini che ebbe una matrice profonda nel socialismo rivoluzionario e massimalista, salvo poi convertirsi al nazionalismo. Non a caso il nemico principale di Mussolini fu proprio il liberalismo. Ma Buccini che non è uno storico ,anche se sdottoreggia di storia, banalizza,citando come esempio di buona destra Gianfranco Fini che finì a Montecarlo   la sua vicenda politica iniziata a Fiuggi, se vogliamo scordare che prima fu il  grigio pupillo di Almirante.Per amore di polemica non si può citare l’esempio di Fini che va in Israele e parla del fascismo  come del male assoluto.Ho scarsa considerazione della destra italiana di oggi,ma l’apologia di Fini mi lascia senza parole. Citarlo come un esempio di nuova destra davvero appare un vaniloquio incomprensibile.
Lettere     scrivere a quaglieni@gmail.com
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I disertori del IV Novembre
Ho letto il suo articolo in cui denuncia che a Pino Torinese  il 4 novembre e’ stato proiettato un film di esaltazione dei disertori della Grande Guerra, complice l’associazione Alpini. Ha fatto bene.           Aldo Minetti
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Credo sia un caso unico in Italia: corone di fiori ai Caduti al mattino , esaltazione ai disertori la sera. Mi piacerebbe sapere il pensiero della Sindaca. Finora tutto tace. Ed e’ vergognoso il silenzio.
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Chiampa a Milano
Ho letto sul Corriere della Sera che il sindaco Chiamparino nel 2006 andò a presentare i Giochi Olimpici invernali a Milano  e che sia pure privatamente riconobbe l’errore.   Anna Tesei
Fu uno dei tanti errori di Chiamparino, un autogol a favore di Milano. Un atto di provincialismo di cui l’ex sindaco ed ex presidente si rivelò spesso un campione. C’ è ancora chi lo esalta ( sono rimasti in pochi), ma quando si scriverà la storia di Torino, il mito dell’ex sindaco e’ destinato ad essere drasticamente ridimensionato. Ebbe tutti i poteri forti e tutti i giornali a favore che occultarono o ignorarono i suoi errori. Governare così era molto facile, direi facilissimo, specie con i buchi di bilancio che ha  lasciato senza sollevare critiche.