Oggi al cinema

in CULTURA E SPETTACOLI

Le trame dei film nelle sale di Torino

A cura di Elio Rabbione

C’era una volta… a Hollywood – Commedia. Regia di Quentin Tarantino, con Leonardo DiCaprio, Brad Pitt, Margot Robbie, Al Pacino, Kurt Russell, Bruce Dern e Luke Perry. Nella Mecca del cinema, la grande macchina dell’industria cinematografica a gonfie vele nell’anno 1969, anno dell’allunaggio ma anche della strage di Cielo Drive, ad opera di Charlie Manson e delle sue adepte. La storia di Rick Dalton, attore televisivo di seguitissime serie western, stella di successo ma di secondo firmamento, che nel cinema vero proprio non ha mai saputo sfondare, già consapevole (e frustrato) di essersi incamminato verso un non lontano viale del tramonto. Storia del suo sincero amico Cliff Booth, suo stuntman e a tempo perso autista e pronto anche alla manutenzione della sua bella villa, allegro e disinvolto, pronto a dire pure pane al pane durante le scazzottature con Bruce Lee, sempre al fianco dell’eroe. Ci sono le feste a bordo piscina tra le conigliette di Hugh Heffner con Steve McQueen a fare da guest star, ci sono i drive in e le grandi insegne luminose dei film che oggi compiono cinquant’anni, ci sono i figli dei fiori e c’è quella carneficina che segnò un’epoca e che Tarantino vede con occhio tutto suo. C’è un tempo che sa di antico, le grandi auto colorate e i pantaloni a zampa d’elefante, c’è il cinema italiano di Sergio Corbucci e Anthony M.Dawson al secolo Antonio Margheriti che Dalton assaggia portandosi a casa un bel gruzzolo di quattrini, c’è soprattutto la passione di Tarantino per il cinema, quel ricco B-movie che da nove film dissemina lungo i suoi titoli. Durata 161 minuti. (Greenwich Village sala 3)

Doctor Sleep – Drammatico. Regia di Mike Flanagan, con Ewan McGregor e Rebecca Ferguson. Il seguito di “Shining”, del capolavoro kubrickiano, ancora una storia firmata Stephen King. Non più il ghigno di Nicholson ma ritroviamo quel bambino, suo figlio, adulto, quel Danny che avevamo lasciato a girovagare sul suo triciclo per i corridoi dell’Overlook Hotel ad incrociare inquietanti presenze. Oggi, l’uomo Danny soffre di alcolismo, è estremamente depresso, convive con il passato e ancora con i propri “mostri”, pur tuttavia riesce ad incanalare i personali poteri paranormali verso il Bene. Farà di tutto per proteggere la giovanissima Abra, anch’essa padrona di quei poteri, da una pericolosa setta pronta a fare in modo che i bambini come lei raggiungano l’immortalità. Durata 151 minuti. (Centrale V.O., Massaua, Due Giardini sala Nirvana, F.lli Marx sala Groucho e sala Harpo V.O., Ideal, Lux sala 3, Reposi, The Space, Uci anche V.O.)

Downton Abbey – Commedia. Regia di Michael Engler, con Maggie Smith, Hugh Bonneville, Jim Carter e Imelda Staunton. Dalla serie televisiva più applaudita che il mondo anglosassone abbia prodotto al grande schermo. L’ambizione di rappresentare, attraverso uno sforzo produttivo di tutto rispetto, l’età edoardiana, con i suoi tanti mutamenti, come lo sfarzo e la “perfezione” del nucleo di Downton Abbey dove s’incrociano non senza fatica gli equilibri tra il mondo dell’aristocrazia e quello della servitù, le indiscrezioni e i sospetti, gli amori e le rivalse e le diversità. Ogni cosa a partecipare alla visita della coppia reale, inaspettata, il re Giorgio V e la regina Mary, un’occasione cui la famiglia Crawley non può sottrarsi come pure un pericolo per la tranquillità della vita di tutti i giorni, quasi al riparo da ogni contaminazione nella verde campagna dello Yorkshire. Tuttavia – e qui so di andare contro il roseo successo che il film si sta guadagnando – a me è parso che “Downton Abbey” narri in piena esteriorità, tutto chiuso nella propria cornice fatta di ricercati abiti, di cicaleccio alla fine non privo di una certa buona dose di noia, di riempitivi assurdi (il preteso attentato al re, davvero mal girato, e la storiella gay), fatti con il loro svolgimento tutto televisivo (ed Engler si dimostra pienamente un regista televisivo, scene di breve respiro, battute preparate ad hoc e lasciate cadere, certi dialoghi non poco sconfortanti); e anche le belle statuine – gli occupanti i piani alti o i domestici in animo di rivolta pronti a giocare con gli avversari in clima di barzelletta – inventate per l’occasione, Maggie Smith e Imelda Staunton in testa, alla fine finiscono col perdere importanza. Durata 122 minuti. (Ambrosio sala 1 anche V.O., Massaua, Classico, Eliseo Rosso, Romano sala 2, The Space, Uci)

 

L’età giovane – Drammatico. Regia di Jean-Pierre e Luc Dardenne. La storia di Ahmed, tredicenne belga musulmano intenzionato ad abbracciare il radicalismo della sua religione (spinto da un fanatico imam) e uccidere la propria insegnante, colpevole di insegnare l’arabo senza rifarsi al Corano e di convivere con un ebreo. Chiuso ormai nelle proprie convinzioni, staccato dal mondo, dalla famiglia e dai coetanei, preda dei suoi pensieri, dovrà prendere una decisione, se macchiarsi di un omicidio o se vivere in pace la propria età adolescenziale. Durata 84 minuti. (Nazionale sala 1)

La famiglia Adams – Animazione. Regia di Greg Tiernan e Conrad Vernon. Non più Anjelica Huston e soci a dar vita alle avventure di Morticia, Gomez e Mercoledì, del nucleo familiare più strampalato e horror del cinema, bensì una compagine animata che da noi può vantare voci famose, da Pino Insegno alla nonna rock Loredana Berté, da Raoul Bova a Virginia Raffaele. Questa volta i nostri dovranno vedersela con l’affascinante Margaux, una conduttrice di reality show al colmo della celebrità, subdolamente desiderosa di vedere il mondo nei più dolci color pastello. Durata 105 minuti. (Massaua, Ideal, Reposi, The Space, Uci)

 

Gemini man – Azione. Regia di Ang Lee, con Will Smith e Clive Owen. Un progetto nato più di vent’anni fa, tanti registi e tanti attori (Harrison Ford, Connery, Eastwood, Mel Gibson tra gli altri) scelti e disdetti per il ruolo di protagonista, un progetto che ha dovuto attendere l’eccellenza della tecnologia utile alla realizzazione. La storia di Harry Brogan, killer stipendiato dal governo che cerca di abbandonare la propria professione e che si ritrova a doversi confrontare con un clone più giovane di se stesso di nome Junior, capace di prevedere ogni sua mossa. Harry dovrà scoprire che cosa si nasconde dietro la creazione del suo antagonista salvandolo da quello stesso passato che lui ha vissuto, lottando soprattutto un corrotto sistema guidato dal suo ex capo Clay Varris. Un film ripetitivo, che non riesce a decollare, che cerca inutilmente un’anima attraverso “chiacchiere” alte, che non può far altro che affidarsi proprio ad una eccellente tecnologia per sopravvivere: e chi ne fa le spese maggiori è lo spaesato Ang Lee, chissà se consapevole di non aver nulla a che fare, un autore che è stato capace di darci ben altri titoli. Durata 117 minuti. (The Space, Uci)

Il giorno più bello del mondo – Commedia. Di e con Alessandro Siani, con Stefania Spampinato e Sara Ciocca. A tre anni da “Mister Felicità”, Siani affronta il suo quarto film: ovvero la squattrinata esistenza di un ragazzo napoletano, Arturo Meraviglia, di professione impresario teatrale, grandi difficoltà e futuro più che imprecisato. Fino al giorno in cui inaspettatamente “eredita” da un vecchio zio un paio di ragazzini, Gioele e Rebecca, di cui dovrà occuparsi. E la sua vita, grazie a questi nuovi arrivi, può cambiare: che succederebbe infatti se si potessero sfruttare, con tutta l’ingegnosità partenopea nel campo, gli speciali poteri che Gioele mostra di possedere? Durata 104 minuti. (Massaua, Ideal, Reposi, The Space, Uci)

 

Grazie a Dio – Drammatico. Regia di François Ozon, con Melvil Paupaud, Denis Ménochet e Swann Arlaud. Alexandre, un uomo di 40 anni che vive a Lione, sposato e padre di cinque figli, un giorno per caso scopre che il prete, padre Preynat, dal quale era stato molestato da piccolo lavora ancora a contatto con i bambini, senza mai essere stato allontanato dalla Chiesa. Chiede aiuto ad un alto porporato ma non riceve l’aiuto che si sarebbe aspettato. Decide così di agire, rintracciando altre due vittime del sacerdote: uniranno insieme le loro forze per abbattere il muro di silenzio che circonda il loro dramma, e nessuno di loro rimarrà tuttavia indenne da ripercussioni e conseguenze. Un film che denuncia la piaga della pedofilia nella Chiesa, la risposta di Ozon vincitore del Gran Premio della Giuria all’ultima Berlinale all’americano “Caso Spotlight”. Durata 137 minuti. (Romano sala 3)

Joker – Drammatico. Regia di Todd Phillips, con Joaquin Phoenix, Robert De Niro e Zazie Beetz. Arthur Fleck vive con l’anziana madre in un palazzone fatiscente e sbarca il lunario facendo pubblicità per la strada travestito da clown, in attesa di avere il giusto materiale per realizzare il desiderio di fare il comico. La sua vita però è una tragedia: ignorato, calpestato, bullizzato e preso in giro da chiunque, ha sviluppato un tic nervoso che lo fa ridere a sproposito rendendolo inquietante e allontanando ulteriormente da lui ogni possibile relazione sociale. Ma un giorno Arthur non ce la fa più e reagisce violentemente, pistola alla mano. Mentre la polizia di Gotham City dà la caccia al clown killer, la popolazione lo elegge a eroe metropolitano, simbolo della rivolta degli oppressi contro l’arroganza dei ricchi. Leone d’Oro alla Mostra di Venezia. Durata 122 minuti. (Ambrosio sala 3 anche V.O., Centrale V.O., Massaua, Due Giardini sala Ombrerosse, Eliseo Blu, F.lli Marx sala Chico, Greenwich Village sala 2 anche V.O., Ideal, Lux sala 2, Reposi, The Space, Uci)

 

Maleficent 2 – Signora del Male – Fantastico. Regia di Joachim Rønning, con Angelina Jolie, Michelle Pfeiffer e Elle Fanning. Aurora e Filippo annunciano il loro fidanzamento, il matrimonio unirà non soltanto due terre ma anche i due regni degli umani e delle creature magiche. Se i genitori del principe sono apparentemente entusiasti all’idea, Malefica, che ha cresciuto Aurora come una figlia, è più diffidente; memore, per averlo sperimentato, del dolore atroce che l’amore può causare. La cena di fidanzamento è l’inizio dei guai: Malefica, già ferita dalla richiesta di Aurora di coprirsi le corna, e cioè di celare la propria natura, reagisce alle provocazioni della futura consuocera Ingrith: e la miccia prende fuoco. Durata 118 minuti. (Massaua, Greenwich Village sala 3, Ideal, Lux sala 2, Reposi, The Space, Uci)

 

Il mio profilo migliore – Drammatico. Regia di Safy Nebbou, con Juliette Binoche, François Civil e Guillaume Gouix. Claire ha 50 anni, docente universitaria, separata con due figli, una relazione con Ludo, un uomo più giovane di lei. Un giorno crea un falso profilo su facebook, s’inventa Clara, una una ragazza ventiquattrenne, attraente e molto diversa da lei. Conosce così il giovane Alex, un amico di Ludo e tra i due nasce un’attrazione virtuale che si trasformerà presto in un autentico innamoramento. Durata 101 minuti. (Nazionale sala 2)

 

Miserere – Drammatico. Regia di Babis Makridis, con Yannis Drakopoulos e Evi Saoulidou. Un avvocato greco di successo è accanto al letto della moglie, caduta in coma in seguito ad un grave incidente. Dopo quel fatto, gli amici, i famigliari, l’ultimo dei tanti conoscenti gli è vicino: un gesto d’affetto della vicina di casa, le frasi che seguono alla partita con un amico, gli abbracci della segretaria e lui, quella vicinanza, quella partecipazione le vive con soddisfazione. Un giorno – un bel giorno (?) – la moglie si risveglia e ricompare la solitudine, lo sconforto, l’infelicità: sogna di nuovo quella “pietà” che lo ha circondato fino ad allora. Durata 97 minuti. (F.lli Marx sala Harpo V.O.)

 

Il re leone – Fantasy. Regia di Jon Favreau, con le voci di Marco Mengoni, Elisa, Edoardo Leo, Stefano Fresi, Luca Ward e Massimo Popolizio. Il nuovo film in live action ci porta in un viaggio nella savana africana dove è nato un futuro re. Simba prova una grande ammirazione per suo padre, re Mufasa, e prende sul serio il proprio destino reale. Ma non tutti nel regno celebrano l’arrivo del nuovo cucciolo. Scar, il fratello di Mufasa e precedente erede al trono, ha dei piani molto diversi e la drammatica battaglia per la Rupe dei Re, segnata dal tradimento e da tragiche conseguenze, si conclude con l’esilio di Simba. Con l’aiuto di una curiosa coppia di nuovi amici, Simba dovrà imparare a crescere e capire come riprendersi ciò che gli spetta di diritto. Durata 118 minuti. (Uci)

 

Se mi vuoi bene – Commedia. Regia di Fausto Brizzi, con Claudio Bisio, Sergio Rubini, Gian Marco Tognazzi, Maria Amelia Monti e Lucia Ocone. Tratto dall’omonimo romanzo del regista romano. La storia di Diego, avvocato di successo con forte componente depressiva che nelle intenzioni deve essere assolutamente superata: perché allora non rivestire i panni del buon samaritano intenzionato a far del bene ai propri cari? Intenzioni ottime, ma i risultati sono all’opposto e la rovina delle vite altrui è dietro l’angolo. Durata 100 minuti. (Uci)

Terminator – Destino oscuro – Azione. Regia di Tim Miller, con Arnold Schwarzenegger e Linda Hamilton. Sesto film della saga creata circa trent’anni fa da James Cameron, protagonista la ferrea Sarah Connor che questa volta deve proteggere la giovane Dani, cui dà la caccia un nuovo modello di cyborg, il Rev-9: ma Sarah dovrà cercare l’aiuto di T-800, il vecchio modello di Terminator che, unico, è in grado di condurre le donne alla salvezza. Durata 128 minuti. (Reposi, The Space, Uci)

 

Tutto il mio folle amore – Drammatico. Regia di Gabriele Salvatores, con Claudio Santamaria, Valeria Golino, Diego Abatantuono e Giulio Pranno. Vincent, sedicenne autistico, vive con la madre e con il patrigno; un giorno compare il padre naturale, Willi, che non ha mai conosciuto, un tipo poco affidabile che vive delle scritture come cantante nei matrimoni. Il ragazzo decide di seguirlo in quella che sarà una tournée che darà modo ad entrambi di conoscersi, specialmente a Willi di lasciarsi sommergere dalla vitalità del figlio. Tratto dal romanzo “Se ti abbraccio non aver paura” di Fulvio Ervas, un’occasione per il regista di “Mediterraneo” di ritornare al vecchio amore delle storie on the road, folli e giovanili. Durata 97 minuti. (Ambrosio sala 2, Massaua, Museo del Cinema – Massimo sala Cabiria, Reposi, The Space, Uci)

 

L’uomo del labirinto – Thriller. Regia di Donato Carrisi, con Toni Servillo, Dustin Hoffman, Valentino Bellè, Vinicio Marchioni e Filippo Dini. Samantha Andretti è stata rapita una mattina d’inverno mentre andava a scuola. Quindici anni dopo, si sveglia in una stanza d’ospedale senza ricordare dove è stata né cosa le è accaduto in tutto quel tempo. Accanto a lei c’è un “profiler”, il dottor Green: sostiene che l’aiuterà a recuperare la memoria e che insieme cattureranno il mostro. Ma l’avverte che la caccia non avverrà là fuori, nel mondo reale, bensì nella sua mente. Bruno Genko è un investigatore privato, cui resta poco da vivere. Quindici anni prima è stato ingaggiato dai genitori della ragazza per ritrovarla. Adesso che lei è ricomparsa, sente di avere un debito con lei e proverà a catturare l’uomo senza volto che l’ha rapita. Sarà il profiler a giungere per primo alla verità o forse Genko? Ma qual è la verità? Qualcuno ha un segreto, qualcuno sta mentendo e da qualche parte c’è un labirinto pieno di porte. E dietro ognuna si nasconde un enigma, un inganno. Durata 130 minuti. (Eliseo Grande, Greenwich Village sala 1, Ideal, Lux sala 1, Reposi, The Space, Uci)

 

Le verità – Drammatico. Regia di Hirokazu Kore-eda, con Catherine Deneuve, Juliette Binoche e Ethan Hawke. Diva del cinema francese, Fabienne è impegnata sul set di un film di fantascienza ed ha appena pubblicato una autobiografia riveduto a proprio uso e consumo, dove tanti particolari sono taciuti o altri sono inventati per costruire maggior feeling con il pubblico. È a quel momento che ricompare, accompagnata dal marito attore e dalla piccola Charlotte, la figlia Lumir, sceneggiatrice, andata a vivere (o fuggita) negli Stati Uniti per sottrarsi ad una madre piuttosto ingombrante. Nella villa parigina di Fabienne, le due donne si sforzano di entrare in contatto l’una con l’altra e di fare i conti con il passato e con quel forzato presente che continua ad essere abitato da risentimenti ed egoismi. Durata 107 minuti. (Romano sala 1)

 

La vita invisibile di Euridice Gusmao – Drammatico. Regia di Karim Aïnouz, con Carol Duarte e Jùlia Stokler. Euridice e Guida sono due ragazze che crescono nella stessa famiglia rigida e conservatrice. Quando Guida fugge una notte per incontrare il proprio amante, Euridice acconsente a reggerle il gioco. Guida però non farà ritorno, sceglierà di sposarsi all’estero e la lontananza tra le due sorelle diventerà presto un abisso insuperabile quando il padre di entrambe deciderà di eliminare Guida dalla memoria della famiglia, impedendole di avere qualunque contatto con la sorella. Durata 139 minuti. (Nazionale sala 2)