I luoghi della vita e dell’anima di Adriana Zarri 

in CULTURA E SPETTACOLI

“Con quella luna negli occhi” è un libro straordinario, al tempo stesso lieve e di rara profondità. L’autrice, Adriana Zarri, nata un secolo fa a San Lazzaro di Savena, nelle immediate vicinanze di Bologna, e morta nel novembre del 2010 a Crotte di Strambino,è stata una teologa, eremita, scrittrice e giornalista. Fu, con Vilma Gozzini, la pri­ma donna laureata teologa accolta nelle as­sociazioni teologiche fino a quel momento rigorosamente  maschili e riservate al clero. Dal settembre del 1975 scelse di vivere nella preghiera, nello studio e nel silenzio della campagna canavesana, in totale solitudine, seguendo uno stile di vita austero che si può definire monastico, perché l’eremita  “nella solitudine ha il suo momento privilegiato d’incontro”. Il suo primo eremo fu una cascina chiamata “Il Molinasso” a Fiorano,  nelle colline poco distanti da Ivrea. Successivamente, negli ultimi  quindici anni, dimorò in una rustica cascina d’epoca, in località Crotte, a pochi chilometri da Strambino e ad un quarto d’ora d’auto da Ivrea.

 

 A un giornalista che le chiese come vivesse una teologa eremita si raccontò così: “Mi alzo alle sei del mattino, poi faccio colazione e recito le lodi. E così comincia la giornata. Durante il mattino dirigo un poco i lavori di campagna e in seguito faccio la liturgia nella chiesetta. A mezzogiorno pranzo. Il pomeriggio mi riposo un poco perché vado a letto tardissimo. Poi mi alzo, lavoro, vado a cena alle otto, poi mi distendo un poco e verso le dieci riprendo a lavorare, fino alle tre di notte. Ed è il periodo in cui faccio il lavoro più importante, più impegnativo perché durante il giorno tra lavori esterni, tra corrispondenza e articoli la giornata mi passa. E invece i lavori seri li sbrigo di notte“. Il testo di “Con quella luna negli occhi” è suddiviso in ventisette brevi capitoli, raccolti in sette gruppi con un abecedàrio finale. Cento pagine in tutto, vecchie foto comprese, dove si materializzano i luoghi della vita e dell’anima della Zarri: il solaio, il mulino dell’infanzia, la cappella, l’eremo. Storie dove s’incontrano gli animali: dagli adorati gatti ai cavalli fino al lupo e alla tigre. Non mancano persone come la sarta, il portalettere, il fratello. E poi le fresie, i tulipani, la luna, la neve. E la sua voce inconfondibile che sembra prender corpo tra le pagine, sottile eppure salda, raccontandoci il suo grande amore per il mondo.“Ho ereditato dei bucaneve viola, dagli anni dell’infanzia. Li ho ereditati stamattina. Erano umidi ancora di rugiada come se fossero colti adesso e non avessero viaggiato, per lunghi sentieri di anni. Da tanto tempo li portavo dentro, in una piega inesplorata di memoria, e a un tratto sono germogliati; come un grano che dorme tutto un inverno con la terra e a marzo fila uno stelo verde, da una crepa del suolo, verso il saluto della primavera”. Così si avvia la narrazione di questa donna straordinaria, capace di profonde  riflessioni teologiche, di fulminanti massime, di una sottile e arguta ironia. Nelle sue pagine si mescolano perfettamente la voglia di ascoltare e di capire e una rara capacità di restituire con esattezza e poesia la meraviglia di fronte alla bellezza della natura. Un libro prezioso, straordinariamente utile come gran parte delle cose che scrisse durante la sua lunga vita.

Cominciò giovanissima a collaborare con testate cattoliche, da L’Osservatore Romano a Studium, da Il Regno a ConciliumRocca e Servitium. Giornalista pubblicista dal 1952 scrisse anche su giornali come Politica o Sette Giorni, curò una rubrica domenicale sul Manifesto e apparve in TV nel programma Samarcanda di Michele Santoro. Adriana Zarri, del resto,fu una scrittrice multiforme: libri di vario genere, saggi, articoli, sempre con il suo stile, felice dal punto di vista letterario, mai banale, spesso impietoso. Per farsene un’idea è sufficiente leggere questo suo pensiero: “Credo che noi abbiamo un concetto molto intellettualistico della fede. La fede non è necessariamente credere nell’esistenza di Dio, nella divinità di Cristo, nella risurrezione, nei cosiddetti contenuti di fede. La fede è soprattutto un atteggiamento di ascolto, di disponibilità“.

Marco Travaglini