La rubrica della domenica di Pier Franco Quaglieni

in Cosa succede in città
“Dedico integralmente  a Ramella questa rubrica domenicale nel giorno anniversario della sua morte e non aggiungo altri pezzi come omaggio al mio grande amico di una vita intera”
Ramella, vero intellettuale
Un anno fa, il 25 agosto, mancava il professor  Giovanni Ramella, figura intellettuale di spicco del panorama culturale torinese e non solo. Un anno è passato e si vede in modo evidente il vuoto incolmabile che Giovanni ha lasciato. Quelli che erano oscurati dalla sua personalità lo hanno dimenticato, ma chi lo ha conosciuto come preside, come professore,  conferenziere  di grande  fascino intellettuale al centro Pannunzio e in tanti altri luoghi non lo hanno dimenticato. Era unico ed irripetibile e i piccoli personaggi che lo vollero ricordare al liceo “d’Azeglio” ignorando i  suoi  più stretti amici, in primis il sottoscritto, amico suo da cinquant’anni, si rivelarono dei <<miserabili>>, come diceva Ugo La Malfa.
Ad un anno di distanza, ripropongo al nuovo dirigente  del liceo dove Giovanni fu preside per più di quindici anni ,dopo esserne stato professore prestigioso ed amato , ripropongo ad un preside che ha tutte le qualità culturali e tutte le esperienze per comprendere questa richiesta, di non indugiare ad intitolare un’Aula a Ramella . Forse egli meriterebbe anche l’Aula Magna, se non fosse già intitolata al “mostro sacro”  Augusto Monti, che nel corso dei decenni appare sempre più ridimensionato e dimenticato con  tutte le due opere da tempo non più ristampate. Dal 1945 in poi l’unica grande figura di quel Liceo è stato Ramella. Non ci sono dubbi. Neppure Verra, che non seppe o non volle difendere dalla demagogia la scuola nel ‘68 come fece Vigliani al “Cavour”, ebbe la statura morale e intellettuale di Giovanni. Lui, cattolico cresciuto alla scuola dei Salesiani, fu il preside più laico di quel Liceo dove a farla da padroni per troppi anni furono gli estremisti e gli intolleranti.
Dedico integralmente  a Ramella questa rubrica domenicale nel giorno anniversario della sua morte e non aggiungo altri pezzi come omaggio al mio grande amico di una vita intera. Alla notizia della sua morte ho pianto ed ho capito che avevo perso un grande e insostituibile  interlocutore della mia esistenza che mi ha fatto crescere. Soprattutto la sua bontà e la sua mitezza mi mancano terribilmente. Mi sento più solo e il non poter mandare un sms a Giovanni mi pesa, lui che dedicò l’ultimo suo messaggio al centro centro Pannunzio e a me.

Lettere    scrivere a quaglieni@gmail.com

Ma Giolitti fece anche errori

Ho letto che è uscito un volumone di 600 pagine su Giolitti del saluzzese Mola. Cosa ne pensa ?  Giorgio Fico.

Di Mola ho  da molti anni una scarsissima considerazione. Egli si è occupato di Giolitti anche in passato in più occasioni. Non ho trovato nulla di nuovo nelle 600 pagine. E’ una difesa a 360 gradi di Giolitti che fa perdere di credibilità alla narrazione storica in quanto il grande Giolitti commise anche degli errori. Gli elogi, sia pure parziali, di Dino Cofrancesco al libro non mi hanno convinto. L’unico vero storico giolittiano resta il grande Nino Valeri, anche se il suo lavoro appare inevitabilmente datato. Valeri aveva  davvero la tempra del grande storico. I polpettoni  non tendono a chiarire ma a confondere ed è il caso di questo libro scritto da uno che prima che storico è soprattutto un massone.

 

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Il problema presidi è risolto?

Ho letto che finalmente il problema presidi è risolto e tutte le scuole avranno un titolare. Un problema decennale che il ministro Bonisoli ha risolto !          Luigi Aspro
Non tutte le scuole avranno un preside perché alcuni  hanno rinunciato alla nomina, un aspirante nel frattempo è morto  e alcune località sono state rifiutate, ad esempio in Valle di Susa. Molti presidi vengono dal Sud e nel complesso sono privi esperienza a tal punto che i sindacati offrono una sorte di maternariato, una cosa che lede a priori l’imparzialità di un capo d’istituto che dovrebbe trattare con i sindacati da una posizione di indipendenza . Inoltre,  scorrendo i nomi dei vincitori, ho letto certi nomi ed ho visto certe facce che mi fanno temere moltissimo per le sorti della scuola torinese. Alcuni li conosco e davvero temo che abbiamo toccato il fondo