La rubrica della domenica di Pier Franco Quaglieni

in Cosa succede in città

“Je t’aime, moi non plus” – Dal giallo-verde al giallo-rosso – Gli italiani e il lavoro – Lettere

“Je t’aime, moi non plus”

Il 15 agosto di cinquant’anni fa venne vietata nella trasmissione radiofonica condotta da Lelio Luttazzi la canzone “Je t’aime, moi non plus” considerata oscena perché le due voci ,molto sensuali, potevano evocare un amplesso. Nei giorni successivi intervenne duramente la censura vaticana e il 22 agosto la magistratura milanese sequestrò il disco. Io ricordo che il 16 agosto andai a comprare il 45 giri incriminato.Non era bastato il vento del ‘68 per cambiare visioni obsolete che penalizzavano, per molti,  una delle canzoni più belle di tutti i tempi . Inizialmente la canzone era stata cantata da Brigitte Bardot – un mito per noi giovani d’allora –  che aveva vissuto una storia d’amore con l’autore e cantante Serge Gainsbourg. Essa era un canto all’amore e alla sensualità in una dimensione romantica ed anche triste . Non c’era nulla di pornografico ,era una manifestazione non ingessata dell’amore. Insieme ai versi di Prevert “i ragazzi che si amano” fu il motivo conduttore di un’estate in cui per la prima volta erano caduti i veli ipocriti dei perbenismi e si poteva incominciare ad amare liberamente magari anche sulla sabbia di una spiaggia . Sensazioni ed emozioni che restano indelebili in chi le ha vissute in prima persona . Riascoltare quella canzone suscita ricordi bellissimi . Non so se i giovani d’oggi capiscano. Per noi significò passare quasi all’improvviso ad una nuova vita senza inibizioni e divieti .  Se non ci fosse stato anche un ’68 politico  ,quel ’69 ,come ironicamente rappresentò in una vignetta Mino Maccari, fu  davvero il segno di una nuova epoca . Si disse << Fate l’amore,non fate la guerra>> ,riprendendo, consciamente o meno ,un verso del poeta latino Ovidio .Non era solo una polemica contro la guerra in Vietnam ,era una profonda verità umana,il primato dell’amore sulla violenza della guerra . Il poeta latino Properzio aveva scritto delle sue “guerre combattute nei letti “‘e non sui campi di battaglia .  Il grande pensatore cristiano Severino Boezio scrisse in pieno Medio Evo che nessuno può dar legge agli amanti perché l’amore è in sé una legge più grande . I censori italiani di cinquant’anni fa erano piuttosto grevi e nel loro bigottismo rivelavano un’incapacità a comprendere non solo i giovani,ma la realtà nuova che stava nascendo,anche se ,in verità ,le emozioni della canzone erano universali e senza tempo.La demonizzazione cattolica del sesso aveva creato l’ipocrisia che costruiva scandali ,ma comunque non era riuscita a cancellare l’amore come spinta vitale non reprimibile dai divieti. Un grande principio liberale, in fondo, che stabilisce che lo Stato e le sue leggi non possono varcare le soglie dell’alcova .

Dal giallo-verde al giallo-rosso

Il possibile governo giallo -rosso sarà di gran gran lunga peggiore  di quello giallo- verde che abbiamo sperimentato da un anno e mezzo. Sarà un governo di sconfitti che non ha la maggioranza nel Paese reale perché, senza voler mitizzare il voto regionale e quello europeo, i grillini hanno perso il 50 per cento dei consensi . C’è chi cerca di nobilitare l’evidente inciucio ,parlando di governo alla tedesca, ma la realtà è ben diversa. Potrebbe anche essere in prospettiva non immediata un aiuto elettorale  insperato a Salvini che pure ha sbagliato i tempi della crisi con un’interruzione a ferragosto che  non ha dei seri motivi perché la Lega aveva ottenuto la fiducia sul decreto sicurezza bis ed era riuscita ad imporre il voto sulla Tav con un indubbio successo politico.  L’accordo possibile tra grillini e partito democratico evoca ricordi non positivi come ,ad esempio, l’umiliante incontro tra Bersani e i Cinquestelle del 2013.  La figura di Renzi appare  in tutto il suo cinismo incoerente,  e disponibile ad un accordo con i suoi storici ed acerrimi nemici.  Sarà interessante sapere cosa ne penserà il Presidente Mattarella, vero arbitro della situazione . Ma in una Repubblica parlamentare dovrebbe essere il Parlamento e non il Presidente della Repubblica a decidere i governi. Forse un governo del Presidente sarebbe ancora peggiore – ricordiamo Monti – del governo giallo – rosso.

Gli italiani e il lavoro

Due fatti di per sé lontani nel tempo e non collegabili facilmente sono invece ambedue uno degli aspetti più vistosi della crisi italiana. Da molti anni gli italiani non vogliono più sottoporsi a lavori faticosi come nel passato .Questi lavori vengono fatti da stranieri, a volte sfruttati come i raccoglitori di pomodori, a volte ben retribuiti come le badanti e le colf.  Pensando di poter vivere al di sopra delle proprie possibilità ,gli italiani hanno rinunciato a molti posti di lavoro.  La disoccupazione, in un Paese che esclude grandi potenzialità di lavoro ,è così cresciuta a dismisura. Persino certi mestieri come l’idraulico e il muratore vengono rifiutati .  In questo contesto è nato il reddito di cittadinanza che,al di là dalle apparenze, è l’ultima,logica e perversa conseguenza di certe scelte.  Invece andrebbero riscoperti i lavori manuali che si possono praticare anche avendo un quid di istruzione.Andrebbe riscoperta l’agricoltura che è stata abbandonata per un lavoro in fabbrica che alla fine si è rivelato effimero.  In Italia non si è valorizzata l’istruzione, ma si è cercato il pezzo di carta,il titolo di studio a cui non corrisponde una preparazione adeguata .
Se l’Italia volesse davvero risollevarsi ,forse dovrebbe rimboccarsi le maniche e smetterla con i diritti veri e presunti,ma riscoprire anche i doveri e la fatica .Un popolo di parolai non può fare molta strada. Bisogna riscoprire innanzi tutto la voglia di lavorare e anche il sacrificio, come ci hanno insegnato i nostri vecchi .Ma i demagoghi queste cose non le dicono e lasciano che gli italiani si illudano di poter vivere alla maniera di eterni Pulcinella.

 

Lettere

POCHI TURISTI IN AGOSTO

Ho letto che il periodo peggiore per gli albergatori torinesi è‘agosto. Cosa ne pensa ? Torino non era una città turistica ?     Vincenzo Raiteri

E’ un dato che dimostra che Torino in agosto e ‘ un deserto. Ristoranti chiusi, negozi chiusi, alberghi che non riescono mai a fare il pieno. Al di là degli entusiasmi di Christillin che crede di aver sostituito la Fiat con il museo Egizio, motore della nuova Torino turistica chiamparinesca, bocciata clamorosamente dal voto regionale di maggio. Se gli albergatori sono scontenti ,questo sta a significare che le mire turistiche non sono state raggiunte. Inventarsi una città d’arte era un’impresa ciclopica che le esili forze di Elda Tessore e dei suoi successori non sarebbero mai stati in grado di affrontare . Sono verità scomode che trovano conferma in dati incontrovertibili
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LE VACANZE DI VIGLIONE

Ricordo il presidente Viglione che faceva tre giorni di ferie, al massimo,a Ferragosto,  esempi passati nel dimenticatoio. Lei che gli è stato amico, ricorda?Vittorio Giordanengo

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Sì, ricordo molto bene. Viglione e’ stato il presidente della Regione per antonomasia . Nessuno come lui e’ riuscito a raggiungere la sua popolarità . Viglione era amato dalla gente, quando i politici, al massimo, erano tollerati. Si sentiva costantemente al servizio del suo Piemonte. Mi diceva: io faccio come i fucinatori, gli operai delle fucine, che si fermano al massimo nei giorni di Ferragosto. Era un vero socialista, pur non dogmaticamente marxista . Un uomo fuori ordinanza anche in vacanza. I socialisti marxisti specie se intellettuali pretendevano al meno un mese di vacanza all’estero. Viglione andava in un alberghetto a Santo Stefano al Mare, vicino ad Arma di Taggia.