Quei Ferragosto di tanti anni fa visti con gli occhi di oggi

in LYFESTYLE

Con questo sono 62 Ferragosto. Non sono proprio
noccioline. Come diceva Totò: come passa il tempo.
Con quella ironica cadenza. Oramai è lui e solo lui il
mio Vate,  il mio filosofo. Il mio intellettuale di riferimento.
Impossibile ricordarmeli tutti.
Ma tutti i Ferragosto hanno il colore del sole ed il silenzio di una
Torino deserta. Probabilmente qualche 15 Agosto
sarà anche piovuto. Non importa: tutti i Ferragosto
hanno il colore del sole. Spiaggia o montagna.
Capitano anche ferragosti in citta. Pochi in verità. Per
me il 1976, l’ unico Bocciato alla maturità scientifica
e lasciato dalla fidanzata per un altro. Direi un
classico. Ma si sa che non studiando ed essendo
un egocentrico sono cose che capitano. Nel 1968 il
ricordo é sfocatissimo. Grigliata con i compagni di mio
padre e mia madre. Tutti rigorosamente comunisti. Si
stavano risvegliando dall’ isolamento di anni prima.
Discussioni infervorate. Grandi mangiate, grandi
bevute e grandi questioni politiche. Da lì a 6 giorni i
carri armati sovietici invadevano la Cecoslovacchia e l’imperialismo sostituiva la parola rivoluzione socialista.
Ero troppo piccolo per capire. Poi la sensualità dei
primi anni 70 tra Rimini e Gabicce con i primi ardori
ed amori giovanili. Con l’ irlandese che mi avrebbe
scritto invitandomi a Belfast. Ma anche per questo
ero troppo piccolo. E mia madre e mio padre che si
vestivano di tutto punto .
Leggero tailleur cucito da mia madre e giacca e cravatta
per mio padre per il pranzo all’osteria di Mular partendo
da Tuberghengo frazione di Viù. Con l’ immancabile
partita a Tarocchi e non capivo, anche qui, perché
mio padre vinceva sempre. Ma me ero orgoglioso e
come dice il poeta : mio padre una montagna troppo
alta da scalare. Frammenti che nel puzzle dei ricordi
diventano un quadro di quello che é stato.
Piccole storie che incontravano i grandi fatti storici di
allora. E si imparava qualcosa.
Magari non si cambiava. Magari non si voleva cambiare
ma imparando si capiva.

 

Patrizio Tosetto