Condanne per usura ai danni di un costruttore

in BREVI DI CRONACA

La prima sezione 1^ Sezione del Tribunale di Torino, presieduto da Silvia BERSANO BERGEY,  ha emesso sentenza di condanna a carico di Pasquale Giordano, Sergio Sansò, Francesco Alessandro Paulicelli e Sergio per vicende usurarie originate tra il 2008 e il 2012 ai danni  dell’imprenditore edile B.V. 

Nello specifico Giordano e Sansò sono stati condannati alla pena di 6 anni di reclusione, l’avvocato Paulicelli alla pena di anni 5 e 4 mesi di reclusione Giordano alla pena di 3 anni di reclusione e Sarlo a 3 annidi reclusione.

L’indagine della Squadra Mobile della Questura di Torino scattò nel maggio del 2012, quando il curatore fallimentare di una società edile riferì agli investigatori di aver elementi significativi nel sostenere che i soci si erano rivolti a degli usurai per far fronte alla difficile situazione finanziaria dell’impresa.

L’attività investigativa svolta dagli agenti di polizia, coordinati dal Sostituto Procuratore della Repubblica Antonio Rinaudo  e poi dal dottor Parodi, evidenziò rilevanti indizi volti ad avvalorare la denuncia del curatore cui si aggiunse, poco dopo, quella della persona offesa.

L’imprenditore, infatti, non riuscendo a vendere gli appartamenti in costruzione, si rivolse agli usurai per sostenere le spese emergenti. Così Sansò, i fratelli Giordano e Sarlo iniziarono ad elargire ingenti somme di denaro, cui veniva praticato un tasso di interesse che variava tra l’85% e il 120% annuali. Non solo, come garanzia del prestito, l’imprenditore venne costretto a promettere in vendita diversi immobili in fase di costruzione e a sottoscrivere scritture private per il riconoscimento del credito.

È a questo punto entrò in gioco l’avvocato Paulicelli, genero di Sansò che agì in giudizio richiedendo l’esecuzione del decreto ingiuntivo depositato per costringere le parti ad adempiere all’obbligazione assunta con scrittura privata, con la quale il cugino della parte offesa, anche egli imprenditore edile, riconosce un debito di 70.000 €.

Questi i fatti alla base della sentenza con cui il Tribunale di Torino  ha disposto nei confronti degli imputati anche la confisca di oltre 100mila euro complessivi.