La rubrica della domenica

in Cosa succede in città
Un voto per l’Europa – Il voto disgiunto, un voto non ideologico – “L’informazione” di Pendinelli: un’alternativa al giornalismo di De Benedetti e Scalfari
Un voto per l’Europa
Oggi votiamo per il rinnovo del Parlamento europeo. L’Europa appare più distante e lontana, minacciata dagli odiosi eurocrati di Bruxelles e  dai diversi sovranisti che vorrebbero tornare ad una visione politica nazionalistica e miope. Credo che vada invece riconfermata l’idea europeista come scelta civile irrinunciabile. E’ l’idea d’Europa configurata da Federico Chabod  durante la II Guerra mondiale, è l’Europa sognata da Luigi Einaudi,da Ernesto Rossi e da Altiero Spinelli. E’ la stessa Europa di De Gasperi, di La Malfa, di Malagodi, di Pannunzio,di Saragat ,di Martino .E’ l’Europa che i comunisti hanno osteggiato per decenni, salvo poi convertirsi ad un europeismo  per molti anni poco limpido e poco convinto.Come diceva La Malfa ,non dobbiamo precipitare nel Mediterraneo, ma dobbiamo aggrapparci disperatamente alle Alpi. Con in mente queste idee andrò a votare. Chi si oppone all’Europa anche in modo indiretto, non potrà avere il mio consenso. Ma anche chi fa dell’Europa uno slogan non potrà ricevere il mio voto. Non si tratta di più o meno Europa, si tratta di riprendere il discorso interrotto in questi ultimi anni per creare gli Stati Uniti d’Europa contro tutte le nostalgie nazionalistiche. Questa è una necessità storica, ripeto, irrinunciabile anche come una doverosa ed indispensabile  tutela del vecchio Continente nei confronti del colosso cinese, degli stessi Stati Uniti che con Trump si rivelano antieuropei e della Russia di Putin. L’Europa potrà giocare un ruolo mondiale solo se unita. Diversamente gli stati nazionali europei sono destinati al declino inarrestabile, senza contare che l’alternativa all’Europa potrebbe anche  essere una terza guerra mondiale. Infatti l’idea di un’Europa unita è soprattutto un’idea di pace, non a caso rinata nel pieno della II Guerra mondiale come antidoto alle guerre. Ma è anche un’idea dei grandi spiriti dell’’800 da Manzoni a Cavour, da Cattaneo a Mazzini. Una grande idea che unisce laici e cattolici e diversamente credenti, come diceva Pannella in una visione in cui si fondono radici storiche e idealità diverse.In ogni caso le più alte che siamo riusciti ad esprimere nei secoli.
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Il voto disgiunto, un voto non ideologico
Il voto disgiunto è un’opportunità offerta dalla legge regionale elettorale piemontese che forse l’ elettore  non conosce abbastanza . Il voto disgiunto permette di votare per un partito e votare il candidato di un altro schieramento Potrebbe sembrare un vero e proprio assurdo ma- come è previsto anche dalla legge per l’elezione dei sindaci- per la scelta dei presidenti di Regione è invece  garantita dalla legge la libertà di scelta del candidato presidente, a prescindere dagli schieramenti . L’elettore può scegliere anche esprimendo una preferenza personale che invece i sistemi elettorali per le elezioni politiche escludono tassativamente. Quella per le Regioni è una norma  che non prevede obbedienze cadaveriche alle ideologie dei tempi andati, quando il voto era un atto di fede politica. Oggi è invece un atto ragionato. Ad esempio ,l’ elettore che ritenesse di non votare, per l’ennesima volta, un uomo di apparato di lunghissimo corso come Chiamparino, ex deputato, sindaco per un decennio, ex presidente di una fondazione bancaria,presidente uscente della Regione, potrà votare per un partito del suo stesso schieramento, ma votare per Cirio ,candidato dello schieramento avversario o per il candidato grillino Bertola  o per chiunque altro. A favore di Cirio vale l’esperienza in Regione come assessore e come deputato a Bruxelles, la sua professione di avvocato ed anche l’età : e’ nato nel 1972.E’ un’ ipotesi non inverosimile, mentre difficilmente un elettore di centro – destra che non ami Salvini , si avvarrà del voto disgiunto perché Cirio non è della Lega ,ma di Forza Italia e proprio pe    questo motivo non gode dell’appoggio incondizionato di Salvini che nei suoi comizi piemontesi non lo ha citato. Salvini voleva un suo uomo alla guida del Piemonte, anche se la Lega non ha esponenti all’altezza di     quell’importante ruolo perché quei pochi  qualificati sono  occupati a Roma in Parlamento o al governo.
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“L’informazione” di Pendinelli: un’alternativa al giornalismo di De Benedetti e Scalfari
Mario Pendinelli, già direttore de “Il Mondo” e direttore del “Messaggero “, nel maggio del 1994 lanciò in grande stile un nuovo quotidiano,”L ‘informazione”, un tabloid con firme autorevoli e firme giovani, diffuso in tutte le edicole italiane. Era un giornale nato in fretta, sull’onda imprevedibile ed imprevista, che aveva sconvolto la politica italiana con le  elezioni vinte dallo schieramento berlusconiano , con i progressisti sconfitti e i popolari ex democristiani ridotti in modo molto sensibile insieme all’astro nascente di Mario Segni uscito clamorosamente battuto. Si era creato un clima nuovo per far uscire il paese da Tangentopoli e dai suoi effetti nefasti, in primis il giustizialismo di Di Pietro che distrusse i partiti della Prima Repubblica .Partecipai attivamente a quella esperienza giornalistica che purtroppo non ebbe fortuna. Pendinelli pensò a me per le pagine della cultura e per gli editoriali. Per la prima volta,dopo la mia lunga esperienza alla “Stampa” finita tre anni prima ed una breve parentesi a “Repubblica” dove non mi sentivo libero di scrivere (mi tagliavano gli articoli ed aggiungevano persino delle frasi), potevo riprendere a farlo in assoluta libertà . Intervistai Nicola Matteucci e Mario Soldati, polemizzai garbatamente ,ma anche con fermezza  con il venerato maestro Bobbio, scrissi di Popper e di Tocqueville oltre che di Pannunzio e di Guareschi. Con quegli articoli mi affrancai dai maestri della mia giovinezza ed incominciai solo a pensare con la mia testa.Era finita la mia giovinezza,incominciava la mia maturità. Fu un’esperienza molto bella, finita troppo rapidamente. Soprattutto fu una perdita incalcolabile per il giornalismo italiano: un giornale liberale e moderato che riprendeva il primo Montanelli, distinguendosi dal “Giornale” troppo schierato  di Feltri e riprendendo la vera tradizione liberale che fu del “Corriere “ di Albertini e che Ottone aveva disperso. Il non aver voluto  sostenere quel quotidiano fu un grave errore di alcuni imprenditori che non capirono il senso di un’operazione editoriale  che avrebbe cambiato il giornalismo in Italia e avrebbe rappresentato una vera alternativa  ai giornali di De Benedetti e Scalfari. Si determinò, quando chiuse l’anno dopo il giornale di Pendinelli, un vuoto che continua a sentirsi anche oggi di fronte al gruppo faziosissimo di  “Repubblica” da un lato  e a giornali come “Libero” ed altri campioni di populismo illiberale dall’altro. Pendinelli era un raffinato intellettuale e un direttore davvero liberale oltre che di grande esperienza professionale .Simile a lui ho solo conosciuto  il grandissimo Alberto Ronchey.
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Lettere    scrivere a quaglieni@gmail.com
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Tra etica e censura
Ho letto il suo pezzo contro il codice etico al Salone del libro e dissento totalmente da lei. Occorre un argine al neofascismo che sta risorgendo. I liberali come lei,  già cent’anni fa, consentirono al fascismo di nascere e moltiplicarsi. Non sente un po’ di vergogna?                                                                      Luisella Battisti
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Lei ha delle idee piuttosto confuse a livello storico anche perché le cose di cento anni fa non sono quelle di oggi.La storia non si ripete mai tal quale. Quello proposto dal Torino Pride e in parte accolto dal Salone del libro (che ci auguriamo voglia riflettere oltre le contingenze dell’ultimo Salone,evitando uno scivolone  di questo tipo ), ma non è un codice etico,ma, come dimostra proprio la sua lettera, è un odioso codice politico ,una discriminazione censoria preventiva,profondamente illiberale. Signora Battisti, si legga un po’ di Voltaire e poi ne riparliamo.Non le appare un po’ paradossale che ad invocare l’etica sia proprio il mondo gay contro il quale gli omofobi hanno sempre espresso  condanne di natura etica? Il mondo variegato, esibizionista, chiassoso, colorato, sbeffeggiante di molti raduni gay non mi sembra compatibile con nessun codice etico. Anzi,è l’esatto opposto che a me non piace molto, ma che rispetto volterianamente. La censura, comunque camuffata, va rifiutata sempre e in ogni caso. Nel campo dell’editoria deve valere un unico criterio,quello sancito dal I comma dell’art.21 della Costituzione che,come lei sa benissimo, è una costituzione antifascista.L’art. 21 vieta soltanto le manifestazioni” contrarie  al buon costume”,un divieto che oggi  ci fa un po’ sorridere e ci dimostra  come anche la Costituzione sia figlia della sua epoca.
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A digiuno per Radio Radicale
Per la sopravvivenza di Radio Radicale ho deciso di perdere 1Kg nella settimana scorsa e dato che ci sono riuscito ( da 74 a 73…) proporrei alle Amiche e agli Amici ( tranne malati e soggetti in gravidanza) di fare altrettanto, senza clamore, ma con l’intima soddisfazione di aver usato a fin di bene il nostro  “secondo cervello” (come va di moda oggi chiamar nobilitandolo il nostro intestino). Una seconda questione che volevo porLe, era se ritenesse ragionevole (appellandomi questa volta al “primo”) parlare di Stati Uniti d’Europa come euro candidato in quanto un caro Amico, già funzionario del Foreing Office nonché delle UN mi ha ironicamente stroncato con un lapidario…: “ its a bridge too far…” ! Cosa ne pensa ? Mi voterebbe ancora ? Con affetto Suo      Giuliano Faccani 
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Ringrazio il dottor Faccani per la sua proposta. In sintesi evitare i digiuni, essere morigerati nel cibo. Non so cosa ne penserebbe Pannella, certo e’ un modo saggio per solidarizzare  facendo del bene a se’ stessi. Un medico che ascolta Radio Radicale  non poteva pensare in modo migliore. Alla seconda domanda ho già risposto nel primo pezzo, scrivendo di Europa.

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