La rubrica della domenica

in Cosa succede in città
Soldati al Salone del libro – Il silenzio di Parigi – Cirio, il nuovo, poco conosciuto a Torino – La scuola privata – Ancora sul Salone e l’antifascismo
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Soldati al Salone del libro
Nella seconda edizione del Salone del Libro, tanti anni fa, Mario Soldati in dialogo con Norberto Bobbio venne relegato in una posizione molto marginale del palazzo di Torino Esposizioni che allora   ospitava la rassegna inventata  da Angelo Pezzana . Ieri mattina il libro dedicato a Soldati che ho curato, ha subito la stessa sorte. Sala Indaco ,molto periferica, ed orario impossibile, primo evento dopo l’apertura . A causa delle code pazzesche il pubblico e’ arrivato quando la presentazione di Annella Prisco ed Elisabetta Cocito stava per finire.  Nessuno del Salone si è visto, eppure era l’unico ricordo di Soldati previsto  al Salone  che non ha ritenuto, in proprio, di promuovere un ricordo di Mario nel ventennale della sua morte. Ho annunciato che, in segno di protesta per la scarsissima attenzione riservata ad una delle figure più autorevoli del secolo scorso, tra l’altro, antifascista gobettiano della prima ora (al Salone di quest’anno è bene  sempre precisare certi meriti), avrei disertato il Salone. Così ho disdetto tutti gli impegni. C’è una misura oltre la quale non si va e Lagioia e i suoi compari questa misura l’hanno abbondantemente superata. Lagioia sa chi era Soldati ? E il consulente Culicchia lo sa? Avrei qualche dubbio.
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Il silenzio di Parigi

L’assessore alla cultura della Regione Piemonte Antonella Parigi, pur non essendo candidata (non si capisce perché non si sia proposta al giudizio degli elettori dopo cinque anni da assessore scelto personalmente dal Presidente), è molto presente nel dibattito pubblico e c’è chi ha scritto che di fatto fa campagna elettorale.  Nella vicenda della esclusione al Salone del libro dell’editore vicino a casa Pound è stata sorprendentemente (ed anche accortamente) taciturna. Hanno parlato il Presidente della Regione e il Presidente della Fondazione Circolo dei lettori, ma non lei.  Sarebbe interessante conoscere la sua opinione in merito.  In ogni caso si pone il problema di un assessore molto loquace in campagna elettorale che, non candidata, forse deborda leggermente dai discorsi istituzionali.  Bresso non volle che i consiglieri regionali fossero assessori e stabilì un’incompatibilità che ci apparve molto opportuna.  Chiamparino ha scelto ben tre assessori non consiglieri, ma non ha stabilito incompatibilità con la funzione di consigliere per gli altri.  Gli assessori Saitta e De Sanctis (quest’ultima sempre rimasta in ombra per l’intero quinquennio) tacciono, forse perché non pensano ad un nuovo mandato come invece sta pensando la Parigi.  Un decennio parigino della cultura sarebbe però una vera sciagura. Cinque, lunghi anni sono stati più che sufficienti per annullare il buon governo dei suoi predecessori. L’opera di tessitura paziente e laboriosa di Leo che consentì il crearsi di una rete associativa in Piemonte davvero significativa, è stato sistematicamente smantellata. Adesso sarebbe davvero ora di cambiare. 
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Cirio, il nuovo, poco conosciuto a Torino 
Ho ascoltato di recente al Circolo della Stampa il candidato presidente della Regione del centro-destra Alberto Cirio. Non lo conoscevo e mi ha fatto una buona impressione. Colto, spigliato, informato, ha davvero una visione diversa del ruolo della Regione. I cinque anni come parlamentare europeo hanno formato un politico di tutto rispetto che unisce esperienza ad entusiasmo e vitalità giovanile. Un solo neo: era in jeans ed era senza cravatta. Capisco di essere forse un po’ arretrato, ma io preferivo quello che Cirio ritiene, molto significativamente, un suo modello: Aldo Viglione, sempre impeccabile non solo nel vestire.  Ad un consigliere senza cravatta in Consiglio regionale chiese di indossarla: ne nacque una polemica ed Aldo definì il consigliere un << bulletto di periferia>>. Sono passati trenta e più anni da quell’episodio e  forse oggi va bene così come si veste Cirio. Ma sicuramente non è l’abito a fare il monaco e in questo caso il presidente. Io comunque lo preferirei, se eletto, in veste più istituzionale  tra i tanti scravattati in circolazione, a partire da Salvini. 
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La scuola privata 
La scuola legalmente riconosciuta , più nota come scuola privata, cattolica o laica, è da tempo in crisi. Il prestigioso Istituto “Sociale” e l’altrettanto prestigioso Collegio “San Giuseppe” si sono dovuti ridimensionare. Certe scuole storiche di Torino come il famigerato “Margara” ( che non era così male come molti pensavano)hanno chiuso i battenti da tanti anni.  Eppure il ministro della Pubblica Istruzione Luigi Berlinguer ed anche molti assessori regionali all’istruzione stanziarono somme per consentire il diritto allo studio nella scuola non statale.  Si trattava di un tema molto sentito in quel tipo di scuola.  Quando io ero studente al liceo del “San Giuseppe”, il celebre Fratel Enrico ,morto esattamente un anno fa, già parlava della necessità di un buono scuola. Non sono mai riuscito a comprendere come mai queste scuole, da quando ottennero sussidi (per alcuni vietati dall’art. 33 della Costituzione che stabilisce il concetto di “senza oneri per lo Stato”) non abbiano tratto giovamento da questi provvedimenti.  La scuola di Stato resta non proprio ottimale e certi danni provocati dal ’68 persistono anche oggi, ma molti genitori scelgono lo Stato rispetto alla scuola paritaria agevolata.  Sarebbe un argomento da approfondire. 
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Lettere      scrivere a quaglieni@gmail.com

Ancora sul Salone e l’antifascismo
In seguito a due articoli scritti sul divieto allo stand della casa editrice vicina a Casa Pound sono stato inondato di lettere di consenso e di dissenso che meriterebbero tutte una risposta singola che non posso fare. Riassumo alcuni dei temi in una risposta collettiva. 
A chi dissente dal mio prendere nettamente le distanze dal diniego di uno stand al Salone regolarmente ed anticipatamente pagato, ribadisco che la Costituzione non vieta l’apologia del fascismo ,è semmai la legge Scelba a vietarlo.  La Costituzione all’articolo 21, tanto celebrato a sinistra, stabilisce il diritto di espressione a 360 gradi, senza prevedere limitazioni.  E’ a quell’articolo che si deve guardare per giudicare la scelta del duo Appendino-Chiamparino. 
Tra l’altro Appendino ,votata per archiviare il “sistema Torino”, accodandosi a Chiamparino, forse non si è accorta di aver rivitalizzato proprio quel sistema che aveva detto di voler abbattere.  Ribadisco che il “pensiero unico” antifascista non è una cosa bella , a meno che liberamente tutti vi aderiscano. Ma la realtà è più complessa ed articolata.  Quando ho letto che al Salone  addirittura volevano fare delle collette a favore dell’ANPI per risarcirlo di uno “sfregio” che non c’era stato mi sono cadute le braccia nel vedere tanta sprovvedutezza. Tra l’altro, questi signori hanno dimenticato che oltre all’ANPI esiste la FIVL che raccoglie i partigiani non comunisti e che si è ben guardata dall’entrare in fibrillazione per lo stand.  Una lettrice mi ha scritto che forse tutti hanno preso troppo seriamente la questione e che si sarebbe potuto risolvere facilmente il dilemma, facendo una risata in faccia all’editore inquisito invece di escluderlo luna risata che lo avrebbe seppellito perché le sue testi sul fascismo sono innanzi tutto esilaranti .E’ un’idea alla quale non avevo pensato e che forse avrebbe riportato le cose nella debita dimensione. Così, in modo serio ed accigliato, si è fatta una propaganda smisurata alla piccola casa editrice. Persino Giovanni De Luna ammette che al Salone c’erano sempre state case editrici filofasciste e che lui stesso vi comprò dei libri che in libreria non avrebbe potuto trovare.
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Un’ammissione molto, molto significativa. Ad un altro lettore che mi ha scritto voglio citare una frase del mio amico e maestro Arrigo Olivetti, torturato dai nazifascisti in via Tasso a Roma: <<Non possiamo comportarci con i fascisti come essi si comportarono con noi, se vogliamo restare democratici e liberali>>.  Quella frase mi è rimasta in mente ed ha rappresentato una delle stelle polari della mia vita intellettuale e politica. Un mio ex allievo di tanti anni fa mi ha scritto che io ebbi con lui, giovane neofascista, un atteggiamento imparziale anche se a volte gli riservavo qualche battuta scherzosa. Il ragazzo è cresciuto e non ha più quelle simpatie. A distanza di tanti anni, ripensandoci, forse non avrei dovuto neppure riservagli qualche blanda punzecchiatura. Ero un giovanissimo professore anch’io un po’ immaturo e forse non avevo capito a pieno che la scuola e l’università sono servizi pubblici che vanno erogati erga omnes a tutti i cittadini, senza guardare a simpatie o antipatie politiche.  Alcuni mei colleghi di allora detestavano il fascistello e parlavano con me in modo sarcastico di lui.  Ecco, ripensandoci, neppure le battute scherzose erano opportune, perché tutti hanno diritto al rispetto per le proprie idee. Nel mio intimo ero libero di pensarla come volevo, fuori dai miei ruoli istituzionali ero libero di combattere contro certe idee, ma a scuola non si doveva discriminare nessuno,per nessun motivo. Questo avrebbe dovuto fare un professore di idee liberali,forse avrebbe dovuto agire così, tout -court un docente degno di questo nome. Ad una lettrice che mi ricorda un memorabile incontro al liceo “d’Azeglio” di vent’anni fa promosso dal Centro “Pannunzio” con il prof. Massimo Salvadori, che parlò magistralmente sul tema “Anticomunismo democratico e anticomunismo autoritario”, vorrei ricordare che pochi mesi prima ,sempre il Centro “Pannunzio” invitò Sergio Romano a parlare di “Antifascismo democratico ed antifascismo comunista “.  Tutte e  due quelle lezioni ritornano di sorprendente attualità in occasione del Salone del Libro. Peccato non averle registrate e non averle pubblicate. Forse nei titoli di quelle due conferenze mancava la parola liberale o, almeno, liberal-democratico,comesarebbe stato opportuno.  Ai visitatori del Salone, e non solo ad essi, consiglierei due letture o riletture : Il “Trattato sulla tolleranza” di Voltaire e “I pensieri di un libertino” di Arrigo Cajumi a suo tempo pubblicato da Einaudi e mai più ristampato. Sarebbe una bella notizia scoprire al Salone una nuova edizione di Cajumi, in controtendenza con il clima generale guastato dalle polemiche più aspre ed, a volte, anche insulse. 

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