La rubrica della domenica

in Cosa succede in città

Leonardo genio italiano e universale – Regio Decreto e scuola primaria – De Gaulle, un gigante – Lettere
 
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Leonardo genio italiano e universale
Ho letto che Leonardo da Vinci ,celebrato nel V centenario della morte in Italia e in Francia ,sarebbe un genio europeo. Capisco che siamo vicini alle elezioni per il Parlamento europeo, ma non è facile accettare che Leonardo possa essere reclutato come anticipatore di un’Europa che nel suo tempo nessuno concepiva perché era il momento delle grandi monarchie nazionali . Sommo pittore,scultore,scienziato,inventore ,Leonardo fu il maggiore genio italiano del Quattrocento e uno degli uomini più grandi che siano comparsi al mondo. Leonardo sentì profondamente un’inquieta solitudine rispetto agli uomini e al tempo in cui visse, un senso tragico del divario esistente tra l’immenso desiderio di conoscere e i limiti del sapere scientifico. Come scienziato anticipò Galileo per il suo legame costante con l’esperienza scientifica e il netto superamento dell’Aristotelismo. Fu espressione del Rinascimento umanistico italiano e dei valori universali della scienza. Egli appartiene a tutti gli uomini senza distinzioni e senza confini, anche se dobbiamo sentire con un certo orgoglio che egli ha rappresentato una delle pagine più alte ,se non la più alta ,della cultura italiana ,accolto da Francesco I in Francia come grande italiano. Così dissi nel 1975 ,quando inaugurammo la mostra dei disegni leonardeschi a Torino voluta tenacemente da Valdo Fusi, Tito Gavazzi, Giacomo Volpini e da chi scrive, contro i bugianen torinesi che tenevano nascosti i tesori di Leonardo, non salvaguardati neppure da un impianto di antifurto adeguato. Così ribadisco oggi. Genio italiano e universale: l’Europa era davvero di là da venire. 
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Regio Decreto e scuola primaria
Il Regio Decreto 26 aprile1928 n.1297 che regolava la disciplina a scuola venne abolito per le scuole medie e le superiori dal ministro Giovanni Berlinguer che volle lo statuto degli studenti e delle studentesse in chiave demagogicamente garantista. Sopravviveva nella scuola primaria e adesso, con un voto alla Camera, è stato abolito perché considerato obsoleto e sbagliato se applicato a dei bambini. Salvo poche astensioni, l’abolizione è passata con un voto unanime.  Io mi sarei aspettato invece la reintroduzione, in nuova formulazione , del Regio Decreto negli altri ordini di scuola ,per recuperare un po’ di disciplina rispetto al fenomeno sempre più preoccupante del bullismo. Ridare autorità ed autorevolezza a presidi e docente appare un’esigenza assoluta in particolare nella scuola di oggi.  Per altri versi, il Regio Decreto venne considerato fascista nel ’68 e non venne applicato ,consentendo occupazioni e devastazioni a non finire. Era invece un decreto di buon senso, atto a garantire ordine nella scuola . Dall’attuale ministro mi attenderei il superamento di molti organi collegiali inutili o addirittura dannosi. Ma forse da un ex professore di Ginnastica non si può pretendere il senso storico che dovrebbe avere chi governa la scuola di ogni ordine e grado. I discenti hanno innanzi tutto il dovere di studiare, prima di accampare diritti.In un giovane in particolare i doveri vengono sempre prima dei diritti:questa è una logica educativa elementare che andrebbe sempre applicata. Ho letto con sgomento la solita letterina di una mamma preoccupata per i troppi compiti a casa del figliolo che dovrebbe invece svagarsi e fare sport piuttosto che i compiti. Il mammismo e la superficialità permissiva non possono essere utili ai giovani che debbono impadronirsi di tutte le loro intelligenze e di tutta la cultura necessaria. Lo diceva già tanti anni fa Antonio Gramsci, sicuramente non un fascista. Lo ricordavo nel 1975 in una scuola in rivolta che ebbe mesi di occupazioni. Ero solo, non vorrei considerami anche oggi solo. Lo studio richiede disciplina. E’ una verità forse scomoda, ma sicuramente vera.

De Gaulle, un gigante
Cinquant’anni fa nel 1969 il Generale Charles De Gualle si ritirò a vita privata dopo un referendum in cui non ebbe l’approvazione dei Francesi. Ripensare oggi al Generale – Presidente mette in evidenza come la Francia sia caduta molto in basso con Macron, Hollande e Sarkozy e ci porta al contrario a sottolineare la sua statura storica di grande rilievo non solo per la storia francese. Salvò la dignità della Francia nel 1940 quando iniziò la resistenza all’occupante tedesco contro la Repubblica di Vichy ,salvò la Francia dal disfacimento politico della Quarta Repubblica dilaniata dai partiti . Creò la Repubblica presidenziale e un sistema elettorale che ha garantito alla nazione francese una democrazia ordinata e il ricambio politico .Nessuno ha posto mano all’architettura istituzionale voluta dal Generale e nessuno oggi pensa di toccarla perché essa ha garantito continuità istituzionale ed alternanza da molti decenni. Se noi guardiamo ai mali dell’Italia comprendiamo come il male peggiore sia stato quello di non aver avuto uno statista come De Gaulle dedito totalmente al suo Paese. De Gaulle forse fu troppo convinto della grandeur francese e non in grado di comprendere i valori dell’unificazione europea di De Gasperi, Shumann e Adenauer .Pensò ad una Francia che in larga misura non esisteva più , come dimostrò, al di là delle apparenze, egli stesso di aver capito, quando, di fronte alla guerra d’Algeria percepì che il colonialismo stava irrimediabilmente finendo e bisognava guardare l’autodeterminazione dei popoli. In ogni caso, egli ci appare come un gigante della democrazia capace di non farla decadere nel parlamentarismo partitocratico. Con lui la Francia visse quasi come se fosse stata una sorta di monarchia democratica . La sua passione civile e patriottica sono mancati interamente alla classe politica italiana. Chi negli anni Sessanta lo considerò un uomo di destra un po’ reazionario dimostrò di non comprendere la portata storica del gaullismo. Nel 1968, di fronte al maggio turbolento delle barricate, fu capace di ergersi come difensore della libertà e della democrazia violate dalla contestazione ,mentre in Italia i nostri governanti cedevano alla violenza dominante. Il suo appello ai Francesi scosse le coscienze e consentì di creare una diga contro l’ondata di protesta delle piazze. Macron, di fronte ai gilet gialli, si rivela invece impotente e inadeguato, negando, ad esempio, un referendum. De Gaulle fu l’uomo dei referendum che unirono la Francia dopo il conteggio dei voti democratici. E fu appunto un referendum perduto a portare il Generale a lasciare la presidenza senza avere nessun obbligo da parte sua di ritirarsi . Era l’uomo che dialogava con i cittadini e sentì il momento in cui ritirarsi nella sua semplice casa di campagna dove morì un anno e mezzo dopo.C’è chi parlò di lui, collegandolo al Bonapartismo,ma il confronto appare del tutto errato e fuorviante. De Gaulle amava la democrazia e la Francia :un esempio ancora oggi insuperato nell’intero secolo breve. Neppure Mitterrand può essere confrontato con lui per gli errori che commise(anche all’epoca di Vichy) e per l’eccesso di ideologia che manifestò nel corso della sua presidenza. 
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Le province
Cosa pensa del ritorno delle Province voluto dalla Lega ? Mi sembra uno sperpero di soldi.      Luigi Della Paruta
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Pur essendo,molto distante da Salvini ,in questo caso, consento con lui.Le Province non andavano soppresse o limitate, come è accaduto, ma andrebbero ripristinate .Attualmente non sono state soppresse ,ma trasformate in città metropolitane o ridotte nei poteri senza che sia stato individuato un altro ente che accorpi le loro funzioni. E’ una situazione surreale, anche perché le Province hanno rilevanza costituzionale e quindi sopprimerle richiedeva passaggi lunghi e complessi che non potevano essere affrontati. Renzi addirittura voleva abolirle con il referendum costituzionale insieme all’inutile CNEL. La soluzione del ministro Del Rio è stata comunque la peggiore possibile perché ha espresso un compromesso poco limpido e efficace . A volerle sopprimere di fronte alla nuova realtà regionale fu Ugo La Malfa, ma credo che la sua fosse poco di più che una mossa propagandistica. Certamente le funzioni che esse hanno, difficilmente possono essere delegate ad altri Enti. Ancora una volta ,facendone una questione di poltrone, i grillini hanno dimostrato di non capire il problema. La questione vera non è risparmiare qualche soldo, ma governare bene, per usare un’espressione di Giolitti che fu presidente del Consiglio provinciale di Cuneo per tanti anni. Nella democrazia a volte il risparmio può ledere la funzionalità delle istituzioni e le autonomie locali che vanno invece salvaguardate. Forse, se si dovesse tagliare, bisognerebbe valutare criticamente il ruolo delle Regioni che sono sovente la causa di un evidente sperpero di denaro pubblico.

La storia non si riscrive ?
Ho ascoltato in occasione del 25 aprile  il Presidente della Repubblica Mattarella che ha affermato in modo lapidario  che la storia non si riscrive. A me sembra un’osservazione discutibile, Lei  che è uno storico ,cosa ne pensa ?       Luisa Torchio
                                                                  
Posso capire il senso della frase del Presidente  rispetto a certi disinvolti  revisionismi di oggi che, di fatto ,sono dei negazionismi, ma sono anche  assolutamente convinto che,piaccia o non piaccia, la storia venga  sempre costantemente  riscritta. La storia della Rivoluzione Francese o della Rivoluzione d’Ottobre è cambiata rispetto alle distanze temporali da quelle epoche storiche che hanno consentito letture anche molto diverse ,nel corso dei decenni o dei secoli, del medesimo accadimento storico. La storia si scrive e si riscrive sempre . I punti di arrivo sono spesso dei punti di partenza. La ricerca non conosce mai la parola fine.  In questo senso aveva ragione Benedetto Croce quando diceva che ogni storia è storia contemporanea. Certo, il Presidente Mattarella non può ignorare l’immensa opera di  rigorosa ricerca storica fatta da Renzo De Felice  che venne demonizzato dalla sinistra in quanto considerato un volgare  revisionista. La parola revisionista appartiene al linguaggio storiografico a pieno titolo, anzi uno storico non può non accettare la revisione storica,pena cadere nel dogmatismo ideologico. Sergio Romano scrisse nelle “Confessioni di un revisionista ” una sorta di apologia del revisionismo  che merita grande attenzione e che andrebbe riproposta più che mai oggi. De Felice  non era un negazionista come qualche personaggino d’oggi che
alzano la mano nel saluto romano.
Era uno storico a 24 carati che si impolverava le mani rovistando negli archivi.  Appartenne a quella ridottissima schiera di storici che in larga misura,oggi, non ci sono più. Un suo allievo,Paolo Mieli,viene considerato un grande storico,mentre è solo un giornalista che si occupa di divulgazione storica.Ha una vasta cultura storica,ma non ha mai fatto ricerca storica di prima mano. Ecco la differenza tra ieri ed oggi.E’ strano che nessuno abbia scritto qualcosa ,ricordando l’opera di De Felice. Solo Dino Cofrancesco ha ricordato il grande storico con  il quale in modo indiretto  e velato di fatto  ha polemizzato il Presidente Mattarella.

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