La rubrica della domenica

in Cosa succede in città
Torino sotto assedio come 50 anni fa? – La Cattedrale di Casale Monferrato – Il PLI – Nino Boeti – La Biennale della democrazia – Alfieri al Castello di Rivoli 
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Torino sotto assedio come 50 anni fa?
Stiamo tornando al ‘69 ? I cortei di anarchici minacciano Torino. Il questore dice che  garantire la protesta ,mentre andrebbe, in primis, garantita l’incolumità di persone e cose. L’ordinanza che prevede di smontare dehors e togliere panchine la dice lunga sul potenziale livore distruttivo dei manifestanti. Nel ‘69 era quasi normale il centro assediato il sabato pomeriggio con le serrande abbassate per consentire ai vandali di manifestare con i loro slogan maoisti . Non abbiamo imparato nulla ? Vogliamo anche noi i gilet gialli ? 

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La Cattedrale di Casale Monferrato
Giovedì sono stato ad un  gratificante incontro all’Accademia filarmonica di Casale Monferrato. Ho colto l’occasione per tornare a vedere il Duomo . Mi ha colpito il discutibile restauro esterno, ma soprattutto le sculture in metallo, modernissime e profane, all’interno della chiesa. Un obbrobrio che non c’entra nulla con la storica Cattedrale. Il Vescovo di Casale dovrebbe pensare seriamente a far rimuovere questi manufatti che di artistico hanno assai poco e cozzano con l’ambiente in cui sono stati collocati. Non dimentichiamo la storia  di Casale capitale del marchesato del Monferrato che ha scritto pagine di storia molto importanti. Quel duomo e’ anche testimonianza di quella storia . 
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Il PLI
Esattamente 50 anni fa uscivo dal PLI. Mi avevano deferito al Collegio dei Probiviri per una lettera ad un giornale ed erano mesi che ero ,insieme ai miei amici di “Critica liberale”, in conflitto sempre più aspro  con la dirigenza della Gli, la gioventù liberale. Si erano fatte due elezioni di cariche  e, pur di impedirmi di entrare nel consiglio direttivo, avevano barato con le schede in modo plateale e per due volte consecutive le schede votate risultavano più numerose dei votanti. I dirigenti uscenti erano arroganti e insieme molto sprovveduti.  Scelsi di uscire ,indignato per il deferimento ai probiviri per un “reato di opinione” inconcepibile in un partito che si definisca liberale. Feci uscire un numero del giornale che allora dirigevo con un durissimo attacco ad un ometto insignificante che reggeva allora la segreteria del PLI torinese che mi risposero sua volta  con male parole nell’assemblea del partito e nel giornale torinese del PLI. Miserie che uomini come Badini Confalonieri e Mario Altamura bollarono con parole di fuoco, esprimendomi solidarietà .Cosi non fece il mio futuro grande  amico Valerio Zanone che allora era un semplice funzionario del partito.  Mi dimisi allora quando ero un  giovanissimo universitario, ma rimasi sempre liberale e oggi lo sono più che mai. Liberale senza tessere, ma disperatamente liberale sempre. Non ho un buon ricordo del partito che  poi Raffaele Costa chiuse durante” tangentopoli” in modo ignominioso, ottenendo una ricandidatura da Berlusconi.  Il partito liberale era tutt’altro che liberale nella sua vita interna e Malagodi, grande personalità politica ,era un vero e proprio tiranno come segretario del partito. Pur essendo io molto giovane, la mia uscita ebbe ampio risalto su molti giornali nazionali. Mi contattò Silvano Alessio che mi fece l’invito di entrare nel PRI. Non accettai . Da allora rimasi sempre fuori dai partiti,una scelta che ritengo giusta : la mia indipendenza di giudizio non poteva essere barattata con discipline partitiche che sentivo estranee al mio modo di pensare. Accettai nel ’70 di fare il consigliere comunale come indipendente ,ma dopo poco tempo mi accorsi che la politica non era fatta per me e da allora sono rimasto piacevolmente un “cane sciolto”. E non mi pento di quella scelta. 
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Nino Boeti
Nino Boeti, presidente uscente del Consiglio Regionale del Piemonte, e’ stato escluso dalle liste del Pd con una votazione che poteva essere evitata in quanto umiliante non tanto per Boeti, ma per chi l’ha voluta. Boeti e’ una persona per bene,coerente con le sue idee, un medico appassionato della politica vissuta in termini alti, cioè animata sempre da valori civili e culturali.  Egli ha tante simpatie che vanno oltre il perimetro del Pd. Il suo e’ stato un lavoro diuturno.  Gli hanno preferito altri candidati. Il Pd perderà dei voti e il Comune di Rivoli di cui Boeti e’ stato sindaco  per dieci anni ,diventa a rischio per il Pd ,anche perché la sinistra di Leu ha un suo candidato .Senza Boeti, Rivoli può passare al centro-destra ,come già era avvenuto alle politiche di un anno fa. Il rinnovamento e’ giusto,ma la rottamazione di renziana memoria si è rivelata una scelta sbagliata e dozzinale. Un partito in difficoltà che non sa riconoscere i propri leader ,è un partito destinato a perdere. 
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La Biennale della democrazia
Siamo alle ultime battute della Biennale della democrazia, il giocattolo di Gustavo Zagrebelski, lautamente finanziato da un sacco di sponsor e pubblicizzato senza risparmio su giornali e poster nelle strade come un grande concerto di qualche big della canzone .Il difetto di questa edizione resta quello originario : gli invitati quasi tutti a a senso unico che appartengono alla stessa famiglia politico-ideologica di Zagrebelski. La democrazia è invece pluralismo e capacità di ascoltare tutti.  Ma Zagrebelski non considera, nel suo giacobinismo fazioso, che  il fiume della democrazia necessita di argini liberali,per evitare di cadere in forma di dittatura più o meno mascherata.  C’è da domandarsi legittimamente se questa costosissima kermess appoggiatissima da tutti i giornali con intere pagine dedicate ( un po’ come accadeva al Premio Grinzane di Soria) abbia un senso e un’utilità .Neppure come cassa di risonanza propagandistica risulta essere utile,essendo un’operazione pubblicitaria troppo sfrontata per essere credibile.Vorremmo capire quanto costa questa Biennale e vorremmo leggere il bilancio consuntivo . 
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Alfieri al Castello di Rivoli 
Fiorenzo Alfieri ,assessore di lunghissimo corso con ben tre sindaci di Torino, appena lasciata la  presidenza dell’Accademia Albertina ,si è subito ricollocato alla presidenza del Museo d’arte contemporanea del castello di Rivoli. C’e’ da domandarsi perché la Regione alla vigilia delle elezioni regionali abbia fatto nomine al Museo di Rivoli . Non è corretto farle nelle vicinanze di un responso elettorale che potrebbe ,tra l’altro, mandare a casa gli attuali inquilini di piazza Castello che non sono stati neppure capaci ,in cinque anni, di trasferirsi nel nuovo grattacielo  del Lingotto che resta un monumento alla incapacità  di governo di questa e di altre amministrazioni regionali. Gli assetti del Museo di Rivoli dovevano essere decisi dopo le elezioni e non alla loro vigilia. 
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IL QUARANTENNALE DI LA MALFA
In questi giorni si è parlato del quarantennale della morte di Ugo La Malfa, grande economista e politico della I Repubblica. Lei non ne ha scritto e mi sono stupito. Cosa ne pensa ?              Ruggiero Puliatti
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Sicuramente e’ stato una grande personalità, tra il resto molto legata a Pannunzio, ma io, pur avendolo frequentato in qualche occasione, non ne ho un grande ricordo. Era sicuramente uomo di forte fascino intellettuale ,ma non mi ha mai pienamente convinto. Infatti non l’ho inserito nei miei libri dedicati ai grandi italiani. La Malfa, se e’ vero che rinnovò  il PRI , liberandolo da una patina arcaica, fu un leader molto discutibile. Mi diceva il mio amico repubblicano uscito dal PRI avv. Giacomo Volpini che La Malfa era un grande amante della democrazia, ma di quella degli altri partiti, non del suo. Come si comportò con Randolfo Pacciardi e successivamente con Aristide Gunnella – buttati fuori con modalità staliniste- rivela il suo autoritarismo profondamente illiberale . Era narcisista ed egocentrico più di Giovanni Spadolini . Quando veniva a Torino amava farsi adulare dalla sua amica Aurelia Vaccarino che andò in Regione Piemonte senza particolari meriti , ma per il fatto di essere amica di La Malfa .  L’imposizione di suo figlio Giorgio come deputato in Piemonte e’ un altro fatto. Donat Cattin ironizzava, definendo Giorgio Gesù Bambino, considerando Ugo addirittura Dio Padre, se non lo Spirito Santo. Ma queste possono essere cose non fondamentali, anche se significative che non vanno comunque dimenticate.  Ciò che mi allontanò da La Malfa in modo deciso fu la sua dichiarazione sulla” ineluttabilità “del compromesso storico e la sua disponibilità ‘ – del tutto illusoria’, peraltro-di fare da ago della bilancia tra democristiani e comunisti. Io vedevo nel compromesso storico una gravissima minaccia per la democrazia liberale, di cui poteva esserne la tomba. La Malfa che si considerava un liberal-democratico, non doveva cedere al conformismo desolante di quegli anni. Montanelli per combattere quell’ipotesi fondò un giornale e ruppe con l’amico La Malfa ,quand’egli si pronunciò a favore di un governo di comunisti e democristiani che avrebbe ancora istituzionalizzato il consociativismo strisciante , già colpevole di tanti danni alle finanze pubbliche ,difese a parole dal rigore di La Malfa.

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