La rubrica della domenica

in Cosa succede in città

Il centro-destra disunito in Piemonte – Bettazzi e Firpo – Cesare Bumma e i ” Venerdì letterari” – Lettere
 
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Il centro – destra disunito in Piemonte
Il centro-destra potrebbe vincere alle regionali anche in Piemonte come ha fatto per sei volte consecutive negli ultimi mesi,compresi Abruzzo e Sardegna. Avrebbe i numeri per vincere, ma la Tav crea problemi finora non risolti legati all’alleanza di governo della Lega con i 5 Stelle. Il candidato presidente è ancora da decidere ,mentre il presidente uscente è in piena campagna elettorale e sforna provvedimenti demagogici nel campo della sanità a mero scopo di propaganda elettorale. Il centro – destra, dato per vincente, potrebbe perdere rianimando un candidato PD dato per spacciato. Tutti ricordano come la vittoria di cinque anni fa del centro-sinistra sia stato il frutto della divisione con tre candidati presidenti, uno per la Lega, l’altro per FI,infine un terzo per F.d’I. e in campo c’era anche il nuovo centro-destra di Alfano. Fu una pagina nefasta che fa ricordare la candidatura di Buttiglione a sindaco di Torino che favorì la rielezione bulgara di Chiamparino. Non è che il centro-destra voglia favorire il governatore uscente, come favorì il sindaco candidato al secondo mandato ? O si decidono a creare subito le condizioni di un’alleanza e a definire il candidato Presidente, o sarà tardi. 

Bettazzi e Firpo
Nel 1977 il vescovo di Ivrea mons. Luigi Bettazzi, di fronte alla proposta di compromesso storico avanzata da Enrico Berlinguer, segretario del Pci, scrisse una famosa lettera al leader comunista per chiedergli se il Pci avrebbe garantito un’adeguata libertà ai credenti, riconoscendo loro dei precisi diritti. Una richiesta legittima, ma limitata alla sfera religiosa. Il problema del compromesso storico era anche e soprattutto quello del rispetto della libertà tout-court dei cittadini e della laicità dello Stato. Gli ammiccamenti clerico- comunisti non facevano ben sperare sulla tutela di certi valori, come già indicava fin dall’Assemblea costituente il voto da parte di Togliatti dei Patti Lateranensi nella Costituzione repubblicana. Per altri versi, lo stesso Berlinguer ,come segretario della Federazione giovanile comunista, indicava come esempio da seguire quello di Santa Maria Goretti. Alla luce di queste e di altre considerazioni, proposi al professor Luigi Firpo , allora prestigioso esponente della cultura laica e presidente neo eletto del Centro “Pannunzio” di scrivere anche lui una lettera a Berlinguer ,evidenziando le ragioni dei laici liberali e le loro perplessità sul compromesso storico. Il professore prese tempo, nicchiò, e non prese l’iniziativa. Mi disse che non bisognava stare al gioco dei preti. Seppi poi che, colpito dall’avanzata dei comunisti nel 1975 e 1976, era in amichevoli contatti con molti esponenti comunisti e che giocava a carte con il sindaco comunista Novelli. Forse il professore intendeva stare al gioco dei comunisti. Fu un’occasione persa, ma sicuramente Firpo non fece una bella figura.

Cesare Bumma e i ” Venerdì letterari” 

E’ mancato il medico torinese Cesare Bumma, ex primario ospedaliero al San Giovanni e ultimo presidente dell’Associazione culturale italiana fondata da Irma Antonetto nel 1947 ed organizzatrice dei famosi “Venerdì letterari” che furono l’evento culturale settimanale più importante di Torino per molti anni. Irma Antonetto era una straordinaria organizzatrice culturale. Alla sua morte, Bumma cercò di salvare i “Venerdi” che continuarono ,invece che al “Carignano” o all’”Alfieri”, nei più ridotti locali del circolo dei lettori che di fatto fagocitò la benemerita iniziativa. Quando insieme ad Olivetti e Soldati, fondai il Centro “Pannunzio” io guardai a quell’esempio, per altro irraggiungibile, dei “Venerdì letterari” per i quali la gente accorreva numerosa, pagando per entrare. Bumma si impegnò a fondo con generosità, ma gli ospiti proposti erano ben diversi da quelli dell’era di Irma. Vennero anche invitati personaggi mediocri che mai la Antonetto avrebbe voluto. Adesso Bumma è morto, rendiamogli grazie per ciò che ha fatto per salvaguardare un patrimonio culturale torinese così importante come i “Venerdì, che forse moriranno definitivamente con lui. 


Lettere       scrivere a quaglieni@gmail.com
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Tornano i cappelli Barbisio
Lei due anni fa espresse il suo rammarico per la chiusura della famosa fabbrica di cappelli Barbisio di Andorno Micca, in provincia di Biella. L’altro giorno ho saputo che la fabbrica ha riaperto. Una bella notizia che inverte il dramma della decrescita in un territorio difficile come quello del biellese. Tina Coda Actis 

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L’ ho saputo anch’io e sono lietissimo che la storica fabbrica fondata nel 1862 abbia riaperto. Ha anche lo spaccio aperto a clienti esterni. Io ci andavo per rifornirmi dei migliori cappelli, sotto certi punti di vista, persino superiori ai Borsalino. I Barbisio fanno concorrenza ai migliori cappelli inglesi. Due anni fa si parlava di demoralizzare anche Barbisio ,poi un coraggioso imprenditore biellese ha preso l’iniziativa di salvare e rilanciare la fabbrica. Oggi non sono tanti coloro che apprezzino l’eleganza di cui il cappello è parte integrante. Una bella notizia che controbilancia la chiusura torinese di Olympic e di tanti altri. 
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A proposito del Grinzane
Carissimo professore, nella tua rubrica domenicale leggo cose discutibili  a proposito del Premio  Grinzane Cavour ideato da don Meotto. Innanzi tutto, come dice la denominazione (Premio Grinzane Bottari Lattes),  sede e centro delle manifestazioni è sempre Grinzane e Monforte non c’entra nulla. Inoltre il Premio, con le nuove formule (che non si discostano poi neppure troppo da quelle “vincenti” di Soria, a parte l’onestà e la moralità degli organizzatori) gode di ottima salute e allargato prestigio internazionale, non solo per le giurie studentesche disseminate in tutta Europa, ma anche per la caratura internazionale dei Premiati, tra i quali almeno tre premi Nobel come Modiano,  Oz e uno spagnolo di cui mi sfugge il nome in questo momento. Direi semmai che quello di Caterina Bottari Lattes è stato un colpo di genio che reca luce internazionale anche sulla Fondazione Bottari Lattes  (oltre che sulle Langhe, sul Cuneese e sul Piemonte tutto, in prospettiva culturale, antropologica, economica). Un saluto affettuoso. 

 Rino Rosingana 

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Io non volevo mettere in dubbio la serietà della Fondazioni Bottari Lattes che stimo ed apprezzo. Volevo dire che la Fondazione non aveva certo bisogno di comprare il logo del Premio Grinzane che era del tutto superfluo. La Fondazione infatti non è il Salone del libro che con giri strani ha ricomprato il proprio marchio. Ripeto con giri obliqui e strani. 

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