Oggi al cinema

in CULTURA E SPETTACOLI

Le trame dei film nelle sale di Torino

A cura di Elio Rabbione
 
10 giorni senza mamma – Commedia. Regia di Alessandro Genovesi, con Fabio De Luigi e Valentina Ludovini. Papà Carlo, mamma Giulia e tre figli, due dieci e tredici anni, una famiglia normale, felicità ed esasperazioni quotidiane, piccole ribellioni, un lavoro. E la vita continua: fino a quando mamma, che finora ha svolto il proprio lavoro di far quadrare ogni cosa, non decide di prendersi una vacanza, dieci giorni a Cuba con la sorella. Toccherà a “lui”, a Carlo, prima padre assente e sempre indaffarato, un po’ troppo perso nella professione, assaggiare il piacere di trasformarsi in “mammo”. Durata 112 minuti. (Ideal, Massaua, Reposi, The Space, Uci)
 
Alita – Angelo della battaglia – Fantasy. Regia di Robert Rodriguez, con Rosa Salazar, Mahershala Ali, Jennifer Connelly e Christoph Waltz. Cosceneggiato e prodotto da James Cameron, è la storia ambientata nel 26mo secolo di Alita, un cyborg che viene ritrovata tra le macerie di una discarica dal medico Dyson Ido. Ha dimenticato tutto del proprio passato, ma quando questo inizia a riemergere nella sua mente ecco che Alita ricorda i suoi anni di guerriera ed il suo straordinario talento nelle arti marziali: con questi ricordi, la ragazza decide di divenire una cacciatrice di taglie, alla ricerca di pericolosi criminali. Il versante amoroso è salvaguardato dall’amore che Alita sente per un ragazzo, dalle fattezze completamente umane. Durata 122 minuti. (Ideal, Reposi, Uci)
 
Bohemian Rhapsody – Commedia musicale. Regia di Bryan Singer, con Rami Malek. La vita e l’arte di uno dei più leggendari idoli musicali di tutti i tempi, Freddie Mercury, leader dei britannici Queen, il rapporto con i genitori di etnia parsi, l’amore (sincero) per la giovane Mary, la trasgressione e l’omosessualità, i vizi privati e il grande successo pubblico, la sregolatezza accompagnata al genio musicale: il ritratto completo di un uomo e della sua musica, sino al concerto tenuto nello stadio di Wembley nel luglio del 1985. Rami Malek si è già aggiudicato un Golden Globe, riuscirà a mettere le mani anche sull’Oscar? Durata133 minuti. (Lux sala 3, Massaua, Reposi, Uci)
 
La casa di Jack – Thriller. Regia di Lars von Trier, con Matt Dillon, Uma Thurman e Bruno Ganz. America, gli anni Settanta. Seguiamo l’astuto Jack – ingegnere con velleità di architetto – attraverso cinque “incidenti”, e cioè gli omicidi (del primo è vittima la Thurman) che definiscono il suo sviluppo come serial killer. Viviamo la storia dal punto di vista di Jack che vede ogni omicidio come un’opera d’arte in sé, anche se la disfunzione gli dà problemi nel mondo esterno. Nonostante l’inevitabile intervento della polizia (cosa che provoca pressioni su Jack) si stia avvicinando, contrariamente a ogni logica, questo lo spinge a rischiare sempre di più. Lungo il cammino scopriamo le sue condizioni personali, i suoi problemi e i suoi pensieri attraverso conversazioni ricorrenti con lo sconosciuto Virgilio (l’ultima prova di Bruno Ganz), una miscela grottesca di sofismi mescolata con un’auto-pietà quasi infantile e con spiegazioni approfondite di azioni difficili e pericolose. Per il mensile “Ciak” un’occasione per affidare a due voci critiche il giudizio del film, la prima lo ha definito “capolavoro”, l’altra una “boiata pazzesca”, confermando appeno l’iniziativa che von Trier è uno di quei registi che da sempre o si ama o si butta alle ortiche, in maniera definitiva. Il film è vietato ai minori di 18 anni. Durata 155 minuti. (Nazionale sala 2, Uci)
 
Copia originale – Drammatico. Regia di Marielle Heller, con Melissa McCarthy e Richard E. Grant. Nella New York di inizio anni Novanta, Lee Israel, vittima dell’alcolismo e di un’eccessiva misantropia, scrittrice di un certo talento, vittima dell’insuccesso del suo libro su Estée Lauder, viene licenziata e dove trovare al più presto una nuova occupazione per pagare l’affitto, le bollette e accudire soprattutto al suo adorato gatto. Frequenta le biblioteche ed in un libro preso a caso ritrova due lettere di Fanny Brice (ricordate la Streisand e “Funny Girl”?): venderle a 75 dollari e immaginare un nuovo lavoro è tutt’uno. Perché allora non “inventare” altre lettere, prendere di mira autori famosi, Noel Coward ad esempio, e “rifarsi” ad essi? La aiuterà con amicizia e dedizione un alcolizzato al pari suo. Tre statuette Oscar forse in arrivo, ai due attori e agli sceneggiatori. Vedremo. Durata 106 minuti. (Greenwich Village sala 1, Nazionale sala 1)
 
Il corriere – The mule – Drammatico. Regia di Clint Eastwood, con Bradley Cooper, Diane Wiest e Clint Eastwood. La storia vera, apparsa su “New York Times Magazine” nel giugno del 2014, di Leo Sharp, veterano della guerra di Corea, un matrimonio alle spalle, che superati gli ottanta (Eastwood con grande immedesimazione ha girato il film a 88 anni), non supportandolo più la sua passione per l’orticoltura, si era messo in tutta tranquillità a trasportare droga con il suo bianco pick-up attraverso l’Illinois per il Cartello di Sinaloa. Incensurato, uomo tranquillo, lontanissimo dal destare sospetti, vede allungarsi le occasioni di trasporto: ma gli agenti del Drug Enforcement Administration (DEA) gli stanno alle costole e la notizia che la moglie è malata terminale lo costringerà a prendere una decisione immediata sul suo futuro. Durata 116 minuti. (Centrale V.O., Due Giardini sala Ombrerosse, Eliseo Blu, F.lli Marx sala Chico, Greenwich Village sala 2, Reposi, Romano sala 3, The Space, Uci)
 
Creed II – Drammatico. Regia di Steven Caple jr, con Sylvester Stallone, Dolph Lundgren e Michael B. Jordan. Adonis Creed è campione del mondo, il campione indiscusso del ring, ripete il successo di un padre che non ha mai conosciuto. Aspetta un figlio dalla sua ragazza, che vuole sfondare nel mondo della musica. Incontrerà Viktor Drago, figlio di quell’Ivan che più di trent’anni prima ha ucciso suo padre sul ring. Durata 129 minuti. (Uci)
 
Croce e delizia – Commedia. Regia di Simone Godano, con Alessandro Gassmann, Fabrizio Bentivoglio, Jasmine Trinca e Filippo Scicchitano. Il regista di “Moglie e marito” (lui nel corpo di lei, lei in quello di lui) confonde anche questa volta i generi, prende due uomini, lontanissimi tra loro, un pescivendolo rimasto vedovo e padre legatissimo al figlio e un gallerista, anche lui padre, fa nascere una grande confusione nel momento in cui i due annunciano alle rispettive famiglie la decisione del loro matrimonio. In uno scontro di idee e di comportamenti, in un forzato avvicinamento di radical chic e di rappresentanti di estrazione sociale assai più umile, i figli cercano in tutti i modi di ostacolare il progetto. Durata 100 minuti. Massaua, Ideal, Lux sala 1, Reposi, The Space, Uci)
 
Domani è un altro giorno – Commedia. Regia di Simone Spada, con Marco Giallini e Valerio Mastandrea. Giuliano e Tommaso sono amici da trent’anni, il primo vive da tempo in Canada e insegna robotica, l’altro è rimasto a Roma e fa l’attore. Entrambi sono romani “dentro”, seppur con caratteri molto diversi: Giuliano estremamente estroverso, seduttore e innamorato della vita: tuttavia, condannato da una diagnosi terminale e ormai deciso, dopo un anno di lotta, ad abbandonare le cure. Tommaso, riservato e taciturno, lo raggiunge a Roma, soltanto quattro giorni per tirare le somme di una vita intera. L’incontro fa ritrovare di nuova quella complicità che li ha sempre uniti, quella capacità di scherzare su tutto che è fondamentare per esorcizzare l’inevitabile. C’è qualche conto da chiudere, soprattutto un luogo antico e ricco da ritrovare, da ripercorrere, da riconoscere come qualcosa per cui ne è valsa la pena: lo spazio intatto e inattaccabile della loro amicizia. Con loro un terzo incomodo, Pato, un bovaro bearnese che per Giuliano è praticamente un figlio. Remake di quel piccolo capolavoro che è stato lo spagnolo “Truman – un vero amico è per sempre” di Cesc Gay, cinque premi Goya all’attivo. Durata 98 minuti. (Eliseo Rosso, Massaua, Ideal, Reposi, Romano sala 1, The Space, Uci)
 
La favorita – Drammatico. Regia di Yorgos Lanthimos, con Olivia Colman, Emma Stone e Rachel Weisz. Primi anni del secolo XVIII: una fragile regina Anna siede sul trono mentre l’amica intima Lady Sarah Churchill governa il paese in sua vece e al tempo stesso si prende cura della cattiva salute e del temperamento volubile della sovrana. Quando l’affascinante Abigail Masham arriva a corte, viene accolta con benevolenza da Sarah (appartiene al ramo povero della sua famiglia), che la prende sotto la sua protezione. Per Abigail è l’occasione di tornare alle radici aristocratiche da cui discende. Mentre gli impegni politici legati alla guerra con la Francia richiedono a Sarah un maggiore dispendio di tempo, Abigail ne approfitta per diventare la confidente della regina. Grazie all’amicizia sempre più stretta con Anna, Abigail ha la possibilità di realizzare tutte le sue ambizioni e non permetterà a niente e a nessuno di intralciarle la strada. Dal contrastato regista di “The lobster” e del “Sacrificio del cervo”, il film ha ricevuto dieci nomination agli Oscar 2019, conquistando soltanto la statuetta per la miglior attrice protagonista. Durata 120 minuti. (Eliseo Blu, F.lli Marx sala Harpo, Greenwich Village sala 3)
 
Green Book – Drammatico. Regia di Peter Farrelly, con Viggo Mortersen e Mahershala Ali. All’inizio degli anni Sessanta, dopo la chiusura del locale di New York in cui lavora come buttafuori, l’italoamericano Tony Vallelonga detto Lip dovrà cercarsi un nuovo lavoro. Lo assolda come chauffeur un pianista raffinato, tranquillo e omosessuale, Don Shirley, dal momento che lo vede menar le mani in maniera rassicurativa e nonostante i pregiudizi razziali che riempiono i discorsi dell’uomo: Don deve andarsene nel Sud per lavoro e in quegli anni nessun uomo di colore osava avventurarsi là senza l’aiuto del “Greenbook”, vademecum necessario a conoscere gli hotel, i ristoranti, i luoghi pubblici in cui i neri erano ammessi. Tuttavia nel lungo viaggio qualcosa cambia, i due uomini imparano a conoscersi. Tratto da una storia vera, il film poggia sull’enorme bravura di Mortensen, tralasciando lo spettatore tutta la prevedibilità della storia (vera) e certi momenti (la cena di Natale nel finale) troppo zuccherosi; ha tra gli sceneggiatori Nick Vallelonga, il figlio di Tony: all’attivo cinque Golden Globe, tre Oscar conquistati, tra cui quello inatteso e certo azzardato per il miglior film. Durata 130 minuti. (Ambrosio sala 1 anche V.O., Massaua, Classico, Due Giardini sala Nirvana, Eliseo Grande, Romano sala 2, Uci)
 
Il mio capolavoro – Commedia. Regia di Gastòn Duprat, con Guillermo Francella e Luis Brandoni. L’amico del cuore di Arturo, gallerista d’arte, è Renzo Nervi, un pittore che negli Ottanta aveva raggiunto un grande successo ma ora è caduto in disgrazia a causa del suo carattere impossibile. Renzo è un ubriacone e un donnaiolo, vive nel degrado e nella sporcizia, non si interessa al denaro e campa di espedienti, togliendosi il gusto di insultare chiunque non gli vada a genio – cioè praticamente tutti. Tuttavia sono proprio questi difetti a renderlo simpatico agli occhi di Arturo. Quando però un incidente confina Renzo in ospedale privandolo temporaneamente della memoria, il pittore chiede all’amico di toglierlo per sempre dalla sua miseria esistenziale. Quale decisione prenderà il gallerista? Durata 104 minuti. (Greenwich Village sala 3)
 
Modalità aereo – Commedia. Regia di Fausto Brizzi, con Paolo Ruffini, Lillo, Dino Abbrescia e Violante Placido. Il regista di “Notte prima degli esami” torna a lavorare dopo un lungo periodo di inattività e ostracismo dovuto alle accuse e alle polemiche. Un giovane imprenditore vinicolo, ricco e strafottente, dimentica nelle mani di due addetti alle pulizie di Fiumicino, che ha in precedenza insultato, il proprio cellulare: gli costerà caro, dal momento che i due sono entrati nei suoi conti alle Cayman, rubano i numeri di cell di vip, spendono i suoi quattrini, buttano ai quattro venti sue dichiarazioni non certo edificanti. Riuscirà il nostro a riavere quel maledetto cellulare? Durata 90 minuti. (Lux sala 3, Reposi, The Space, Uci)
 
La paranza dei bambini – Drammatico. Regia di Claudio Giovannesi. Dal romanzo di Roberto Saviano, qui anche in veste di cosceneggiatore. Gomorra e chi ne viene attratto, come paranza è quella pesca notturna in cui l’uso delle luci confonde i pesci: qui un gruppo di giovani (quindici/sedicenni, non bambini) di un quartiere napoletano, sui loro motorini e con una facile pistola tra le mani, in cui Nicola gioca il ruolo del bello e dannato e duro, lontani dalla fatica ma pronti a prendersi tutto liberamente, tra spari e spaccio, agli ordini di un boss. Ma pronti a prendere il suo posto o a mettersi al servizio di un altro boss. Giovannesi, già regista di “Alì ha gli occhi azzurri” e “Fiore” ha detto che questo “è un film sulla perdita dell’innocenza”. Durata 105 minuti. (Museo del Cinema – Massimo sala Cabiria, Uci)
 
Parlami di te – Drammatico. Regia di Hervé Mimran, con Fabrice Luchini e Leïla Bekhti. Un uomo d’affari, un brillante oratore, legato al proprio lavoro per cui sottrae spazio alla famiglia e agli svaghi, è un giorno colpito da ictus restando offeso nella memoria e nella parola. Deve ricominciare daccapo. Si dovrà affidare alle cure e alla sensibilità di Jeanne, una giovane logopedista: sarà anche l’occasione per entrambi di fare i conti con se stessi. Durata 100 minuti. (Ambrosio sala 2)
 
Il primo re – Drammatico. Regia di Matteo Rovere, con Alessandro Borghi e Alessio Lapice. La violenza, i corpi, il fango, la fragilità e la ferocia, la forza, la natura ostile, il sangue, i riti, il fuoco affidato a chi lo dovrà custodire: al centro la vicenda di due fratelli, soli nel panorama arcaico e ostile del Lazio, nell’uno la forza dell’altro, pronti a sfidare il volere implacabile degli dei. Dal loro sangue nascerà Roma, e il suo impero, il più grande che la Storia ricordi. Un legame fortissimo, destinato a diventare leggenda. Durata 127 minuti. (Reposi)
 
The front runner – Il vizio del potere – Drammatico. Regia di Jason Reitman, con Hugh Jackman, J.K. Simmons e Vera Farmiga. Ascesa e rovinosa caduta del senatore democratico Gary Hart, in corsa per le Presidenziali del 1988 e dato per sicuro vincitore, fascinoso e preparato, capace di far presa sulle folle, lucido, intelligente, poteva essere davvero il mutamento all’amministrazione Reagan, incappato nello svelamento di una sua relazione con l’affascinante modella Donna Rice, mentre moglie e figli ne attendevano il ritorno a casa. Vita pubblica e vita privata, ritiro della candidatura, carriera distrutta: la bandiera del partito la raccolse Michael Dukakis, che venne a sua volta sconfitto da Bush padre. Perfetta critica alla stampa alla perenne ricerca del gossip, un momento che cambiò il metodo di confrontarsi con la vita politica del proprio paese. Gran prova d’attore per Jackman e gran successo al TFF dello scorso novembre. Durata 113 minuti. (Centrale, F.lli Marx sala Groucho)
 
The Vanishing – Il mistero del faro – Thriller. Regia di Kristoffer Nyholm, con Gerard Butler, Peter Mullan e Connor Swindells. Una piccola isola al largo delle coste scozzesi, tre guardiani prestano servizio al faro, per sei settimane, due di loro hanno già una lunga esperienza, il terzo al suo primo incarico. Le giornate sempre eguali si interrompono quando i tre scoprono il relitto di una barca e il corpo di un naufrago: c’è anche una cassa piena d’oro. Tratto da una storia vera, la sparizione di tre persone cui il regista cerca di dare una spiegazione. La solitudine e la desolazione all’intorno, drammi che nascono inevitabili: tre anni fa “La luce sugli oceani”, l’arrivo per mare di una neonata nella vita della coppia Michael Fassbender (Alicia Vikander, per la stagione siamo in attesa di “The lighthouse”, un horror fantastico che vedrà insieme Willem Defoe (recente Van Gogh) e Robert Pattinson. Durata 107 minuti. (Ideal, The Space, Uci)
 
Un uomo tranquillo – Drammatico. Regia di Hans Petter Moland, con Liam Neeson. Tutto appare tranquillo a Kehoe, splendida stazione sciistica nel Colorado, fino a che il figlio di colui che è stato eletto il “cittadino dell’anno”, Nels Coxman (di professione conducente di spazzaneve), non è assassinato dal boss della droga locale. Nels non conosce mezze misure e sa che la polizia se ne starebbe in disparte, alla ricerca del colpevole: nuovo giustiziere della notte, decide di farsi giustizia da sé, va alla ricerca di tutti quelli che hanno contribuito alla morte del figlio. Prima prova americana per Moland, che già aveva ambientato la vicenda nei panorami nevosi della Norvegia nel 2014 con “Il ordine di sparizione”. Durata 118 minuti. (Massaua, Ideal, Reposi, The Space, Uci)
 
Un valzer tra gli scaffali – Commedia. Regia di Thomas Stuber, con Franz Rugowski e Sandra Hüller. In un vasto supermercato, dalle parti di Lipsia, dove i carrelli si possono anche spostare sulle note del “Bel Danubio” di Strauss, viene assunto (scaffalista notturno) il giovane Christian, emblema di timidezza e silenzi, che tuttavia immediatamente si invaghisce della sua compagna di lavoro Marion, reparto dolciumi. Tra scaffali da riordinare e merci da disporre per il viavai e le preferenze dei clienti, all’ombra della macchinetta del caffè, complice di tenere conquiste, nasce una semplice amicizia, che per il ragazzo è subito qualcosa di più. Marion è sposata (infelicemente) e quando prende un permesso per malattia, Christian cade in depressione. Il supermercato come specchio della società, immagini di sogno che si mescolano alla monotonia della quotidianità, solitudini e malinconie, ma anche emozioni e complicità. Durata 125 minuti. (Museo del Cinema – Massimo sala Rondolino)
 

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