Donne (in nero), L'Iverny: il tardogotico in Galleria sabauda

Donne (in nero) a Torino è una rubrica di pittura in dieci uscite del torinese.it ed è anche una manifestazione pacifista che si svolge in centro a Torino ogni ultimo venerdì di ogni mese

Donne (in nero) esce su iltorinese.it ogni martedì e potete leggerla quando volete, mentre avete occasione di incontrare il presidio cittadino del movimento nato in Israele nel 1988 solo una volta al mese, passando da via Garibaldi tra le ore 18 e le 19; le Donne In Nero manifestano contro la guerra, chiedono che il ruolo tradizionalmente attribuito alla donna nei confronti dei conflitti sia ripensato e, tra le molte discussioni a cui fanno riferimento, augurano che nessuna guerra sia mai dimenticata perché le prospettive di pace non vengano perse. Nero come l’inchiostro, il manto della madonna di Iverny attira lo sguardo dello spettatore, riassumendo su di sé la composizione tripartita e a due registri. Iverny lo dipinge sulle spalle, sulla testa e scivola sulle gambe, oltre ai piedi; apre sul fondo, sul lato destro e sul petto della donna per mostrare prima il risvolto verde, colore della femminilità e poi la veste, come si è visto anche in altre uscite, di uno dei colori tipici della madonna: l’arancione. Questa volta siamo di fronte a una “Madonna lactans”, in altre parole una madonna che sta allattando al seno il bambin Gesù. A ben guardare, dopo il primo avvicinamento al centro del trittico superiore, scopriamo che il mantello non è in realtà nero come è parso alla prima occhiata, ma piuttosto ha un ordito aranciato; potremmo immaginare che il pittore avignonese abbia voluto riprodurre un tessuto di pregiato velluto e che l’ombra arancione appaia nel lisciare distrattamente la stoffa. La madonna assisa su un trono sormontato da angeli, regge per le gambe il bambino lattante; il piccolo stringe il seno destro della madre portandolo alla bocca. Per associazione di idee legata alle dimensioni ridotte del seno della donna potemmo aspettarci di vedere Sant’Agata, la santa ritratta con i seni su di un piatto, invece la madonna in questo caso è accompagnata alla sua sinistra da santa Lucia, patrona della vista che infatti porta due occhi in una bacinella. A sinistra della composizione poi vediamo santo Stefano; nella biografia del santo si legge di un linciaggio e in effetti è dipinto con un sasso sul capo, si tratta probabilmente di uno dei sassi che lo colpirono, perché la testa è insaguinata. Come detto più sopra, si parla di un trittico con due registri; il registro superiore è molto più grande dell’inferiore che tuttavia è di grande interesse per il fatto che nella parte centrale mostra l’uscita dal sepolcro, ovvero la resurrezione di Cristo. L’opera di Iverny appartiene al tardo gotico, per la precisione è all’incirca del 1425 ed è realizzata in tempera e oro cosa che la collega all’altro trittico, lo Spanzotti, trattato nell’uscita precedente. Le opere menzionate si trovano in galleria Sabauda ai Musei Realidi Torino. Ci stiamo avvicinando alla fine di questa serie di quadri accomunati da madonne con veste nera, abbiamo visto opere in un arco temporale che va dal XIII secolo al XV toccando il XVI. Nella prossima e ultima uscita vedremo la bellissima Madonna con bambino di un pittore originario di Zara, lo Shiavone, conservata ancora una volta ai Musei Reali e ancora una volta ammantata di nero. Resta connesso!

Ellie 

 

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