"Vogliono tagliare i fili ai nostri aquiloni"

in TRIBUNA

francia italiaVogliono desertificare le nostre città, vogliono pianificare la nostra esistenza, cancellare i nostri programmi, asfaltare le nostre aspettative, unificare il nostro pensiero, iniettando paura. La miglior reazione è continuare a vivere

 

Oggi, 16 novembre 2015 dopo un fine settimana bombardato di notizie, immagini insanguinate, non si può non pensare e tirare le somme per cercare di capire dove siamo e cosa sta succedendo. Dopo aver condiviso , cambiato immagine di  profilo, letto e riletto frasi di personaggi di un tempo,  la domanda è sempre la stessa: cosa posso fare io?

 

Dopo tante analisi di professori, politici inadeguati e giornalisti spaventati cerco di capire…ma è impossibile capire cosa passa nella mente di certi fanatici. “Vogliono tagliare i fili ai nostri Aquiloni”, sì, nel vero senso della parola, se consideriamo  le nostre speranze, le nostre aspettative, i nostri sforzi a stare a galla, la progettazione del nostro futuro, il nostro impegno per i nostri figli e nipoti, dei semplici aquiloni.

 

Hanno colpito nel cuore dell’Europa…questa Europa ogni giorni più vicina ( se consideriamo le distanze)  quanto  lontana nel considerare le istituzioni. Parigi, una città molto cara a tutti noi, ed hanno colpito luoghi di divertimento, svago, il calcio e la musica, il mangiare in compagnia.

 

Vogliono desertificare le nostre città, vogliono pianificare la nostra esistenza, cancellare i nostri programmi, asfaltare le nostre aspettative, unificare il nostro pensiero, iniettando paura. La miglior reazione è continuare a vivere, ascoltare musica e magari riappendere qualche crocifisso troppo spesso tolto per non urtare, per non farci individuare.Un pensiero alla famiglia, agli amici di Valeria e  di tutti gli altri che sono caduti in quest’imboscata.

 

Sono convinta che la  fine di ognuno di noi sia già determinata, ma questa barbarie è inaccettabile. Così come è inaccettabile la posizione di alcuni politici che propongono comprensione.  Mi fermo qui, torno a fare ciò che devo, almeno finchè me lo permetteranno!

 

Gabriella Daghero